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DA SANT'ELIA
IL CRONISTA- 7 NOVEMBRE
1878
Verso la sera di domenica scorsa,
mentre la musica cittadina ci allietava con le sue note, improvvisamente
la pioggia cadde giù a catinelle, e così durò
rallentando di tanto in tanto, fino al giorno seguente.
Il Rapido, ingrossato dalle acque,
che provenivano dai monti vicini incominciò a gonfiarsi
impetuosamente producendo guasti nelle macchine della cartiera
del signor Lanni e sopprimendo con questo il lavoro a tutti gli
operai. Verso le quattro e mezzo dell’istesso giorno di
lunedì i cavalloni, addensandosi sempre più sormontava
il ponte che mena alla stessa cartiera, sicchè trasportavano
precipitosamente in un nuovo letto, che guadagnava nei campi vicini,
pioppi, querce, ciottolosi, ecc., arrecando danni non lievi. Tre
filande di lana dovettero arrestare il lavoro e gli operai che
in quel giorno lavoravano nella fabbrica del signor Michele Cicani,
che dista pochi chilometri da qui, rimasero isolati, non avendo
dove porrre il piede all’asciutto.
Intanto, quel buon signore, non mancandogli delle provvigioni,
potette alla meglio ristorarli con qualche cibo. Mentre accosciati
deploravano queste sciagure, verso le otto e mezzo si sentì
un rombo profondo, che ci scosse tutti. A questo seguirono i pianti
e le grida disperate di una confusa moltitudine di gente. Ahi!
Non posso descrivervi minutamente un orrendo spettacolo. Una casa
di quattro piani del farmacista signor Secondini Giosuè
era sprofondata, seppellendolo con due teneri figliuoli e tre
famiglie di altri inquilini.
Le autorità locali al triste
annunzio furono subito sul luogo e tosto dettero provvedimenti
necessari all’uopo. Telegrafarono alla Pubblica sicurezza
di Cassino e quindi i bravi signori Ferrara, Delegato di pubblica
Sicurezza e Feis, sottotenente dei R.Carabinieri, non che De Cristofaro,
vice brigadiere con nove altri loro dipendenti, in quella notte
temibile subitamente, accorsero mostrando un coraggioso eccezionale,
congiunto a vera abnegazione per i gravi pericoli cui andavano
incontro, dovendo transitare una strada inondata dalle acque.
Appena giunti si posero alla testa per continuare lo scavo iniziato,
sperando che qualcuno fosse semivivo, ma malgrado tanto energia
e prontezza di operazioni riuscirono a cavar fuori gli infelici
in numero di diciassette, ma tutti cadaveri.
La mattina di martedì furono sul luogo il Procuratore del
Re ed il Pretore. Dopo il meriggio, vennero il capo della Diocesi
di Montecassino D’Orgenaux, il capo della nostra provincia
esimio comm. Soragni unito all’egregio consigliere provinciale
cav. De Monaco, al Sindaco, Segretario ed altri signori di Cassino,
che tutti con le loro presenze calmarono in un certo modo i nostri
cuori abbattuti. Il Prefetto, che non è mai secondo a nessuno
quando si tratta di opere filantropiche, volle visitare tutti
i luoghi del paese e dove e rano case pericolanti premurosamente
ordinò di provvedervi e verso le cinque se ne ripartì
per Cassino. Ringraziamo d’altra parte l’egregio Sindaco
e cittadinanza di Vallerotonda, i quali, all’assunzione
del disastro, non potendo portarsi qui per le loro stradae rovinate,
ci mandarono le loro condogliate per telegrafo.
VENTOLA
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