Critica

 

Parlare di Rodolfo Losani è un compito assai arduo in quanto in lui coesistono almeno due aspetti fondamentali, quello del pittore e quello del poeta, che si fondono tanto armoniosamente da non sapere più quale dei due predomini sull’altro ossia quale partorisca, dia l’incipit ai suoi lavori.

Se però abbiamo l’occasione di scambiare due chiacchiere con lui, di ascoltarlo mentre spiega i suoi quadri, ci accorgiamo di quanto sia semplice e naturale la sua opera, perché Rodolfo Losani è una persona semplice che cerca di “raccontare la realtà”, di cui è attento conoscitore. Una realtà che a volte descrive in maniera dura e polemica, quasi masticata a denti stretti e poi sputata fuori sotto gli occhi di tutti affinché nessuno possa sottrarsi dal guardarla in faccia. Perché, in verità, fa paura guardarla, fa paura il pensiero che anche solo per un attimo ci possa rispecchiare. Come se poi ne esistessero due di realtà: quella nostra, comoda, confortevole, che ci fa sentire al sicuro e quell’altra, separate da un recinto basso, troppo basso, così semplice da scavalcare. Ma Losani non ha paura di confrontarsi con essa e lo fa con quadri come “In divieto di sosta”, “A pesca di uomini”, “Popoli al sole”, “Scacco ai matti”, nei quali però una vena di speranza riesce ancora a trasparire sotto la tela, ad incresparla, a donarle quella luce che diversamente non avrebbe.

Ed è proprio qui che riusciamo a cogliere il segreto di questo pittore, quella nota che lo distingue e lo fa risaltare nel coro così cospicuo di artisti che affolla il nostro tempo, il fatto cioè di non essere un semplice fotografo della realtà, ma un uomo che parla di essa attraverso i suoi quadri urlando, a volte, la sua indignazione. Figli di questo sentimento sono i lavori “W la libertà” e “Caino non si tocca” nei quali Losani si cimenta con temi importanti senza però scadere nella retorica, ma con uno slancio vitale che è proprio di chi si interroga sempre e non cerca un alibi che autorizza a stare zitto o ad adeguarsi alla pubblica morale, al tanto conveniente senso comune. Ma il pittore va oltre, ha un’aspirazione più audace, vuole svegliare la nostra coscienza: nel quadro “Il burattino si è fatto uomo” ci lancia una sfida, quella cioè di smettere di essere dei pupazzi tutti uguali fra loro e di riscoprire quei sentimenti e quei pensieri personali che ci rendono unici contro un’accidia intellettuale che ci ghettizza nel nostro solitario microcosmo e ci costringe ad una vita mediocre. Solo infatti portando nuova luce su quei sentimenti potremo distillare il senso della nostra vita e coglierne i veri valori che Losani ben rappresenta nei quadri “Il nido della vita”, “Il matrimonio”, “Al centro del bersaglio”.

Una ricetta semplice, in definitiva, quella che questo pittore ci propone, ma allo stesso modo così sovversiva per noi abituati a correre sempre, a non avere mai tempo, per noi che abbiamo dimenticato e non riusciamo più nemmeno ad apprezzare quella serenità tanto rassicurante che un tempo ci regalava la quotidianità dei piccoli gesti: nel quadro “Mattino italiano” la gioia di un rito che si ripete costantemente ad ogni risveglio può colorare l’intera giornata.
Le immagini provocatorie, quasi metafore taglienti, che si susseguono come illuminazioni, danno parola ed espressione ad un pensiero splendidamente creativo che avvicina Rodolfo Losani ai grandi pittori surrealisti del novecento, Dalì e ancor più Magritte.

Il simbolo, messaggio criptato con cui il pittore ci parla, pretende di essere l’anima del quadro, perché la pittura non deve essere fine a se stessa o al più ad un gusto estetico, ma stimolo, significato, interazione, azione…e con esso Losani gioca, ci interroga, ci scruta con fare malizioso come nel quadro “Spiare”: quell’occhio è il suo occhio affacciato su di noi e, allo stesso tempo, è il nostro occhio curioso intento ad osservare le vite degli altri.
Il sottile gioco psicologico con cui il pittore ci attrae e ci cattura, come mosche nella tela del ragno, riesce a spalancare delle porte che più o meno volontariamente teniamo chiuse, a scavare nella nostra memoria (come nel quadro “I ricordi”) e, ancor di più, nel nostro inconscio, tirando fuori quegli “Intimi segreti” tanto gelosamente custoditi.

Questo però non vuole essere un gioco al massacro nei confronti di quelle certezze che tanto faticosamente cerchiamo di tenere in piedi, ma piuttosto un tentativo di riscoprire la vita nella sua essenza e quindi, secondo il pittore, nella sua vera bellezza.
La “vita” e “l’uomo” sono il terreno fertile di Rodolfo Losani, i fondali ideali su cui egli misura tutte le gradazioni e l’intensità dei colori e da cui si sprigiona la sua fervida opera. Ed allora abbiamo lavori di pregio quali “Il peccato e l’innocenza”, “Dopo Eva, noi”, “Una vita in equilibrio”.

E’ pertanto impossibile visitare una sua mostra e non riconoscersi in uno dei suoi quadri, non fermarsi a leggere i titoli e le note che li accompagnano e ne costituiscono la sintesi letteraria, espressione di un pensiero pittorico che in questo modo diventa leggibile e fruibile da tutti, finalmente democratico. Perdersi infine in un cammino interiore da cui uscire arricchiti e pieni prima negli occhi e dopo nell’anima."

Cassino; 14.02.05 Dott. Tiziana Trotta

 

"Indubbiamente le opere di Rodolfo Losani hanno una forza evocativa dei grandi maestri del surrealismo europeo, con una invidiabile propensione alla componente cinetica e luministica.
Con perizia tecnica di rara efficacia l’artista riesce a suffragrare le sue visioni oniriche con un legame alla contemporaneità che sappiamo essere “in fieri”, ovvero in movimento perenne.

Il dinamismo diviene talvolta cosmico attraverso il ricorso all’andamento ovoidale della composizione.

Dunque pittura surreale e dinamicamente luministica la sua che naturalmente evoca la grande lezione dei vari Dalì o ancor più Magritte. Però in lui esiste quella componente mediterranea e classica vuoi tu la struttura logica dell’opera, vuoi in quel velo di umanesimo che si respira in modo piuttosto evidente."

Pescara; 19.05.04 Leo Strozzieri (critico d’arte)

 

"Una grande scoperta, un respiro di speranza incontrare questo giovane Cassinate che insegna come l’artista debba dipingere, al di sopra di ogni altra motivazione, per soddisfare un’esigenza interiore sempre di notevole portata e forza incisiva.
Anche per questo, in un panorama dove troppi fanno della pittura “per calcolo” e non “per sentimento”, la produzione di Losani è da considerarsi con attenzione, anche se altri aspetti sono ovviamente da rilevare.

Un Losani che cerca l’anima degli oggetti, il linguaggio delle cose che non sono mai inanimate, come a chiedere perché tanto squallore, tanto silenzio tragico nel frastuono assordante di una babele dove nessun uomo sa più parlare a nessun uomo.

Questi sono un messaggio e la crociata artistica che io colgo del e nel giovane artista di Cassino.

Nel momento di transizione in cui i giovani sembrano dispersi in se stessi, prima che nella società e troppi ideali sono stati calpestati e dove per uccidere la retorica si è uccisa anche la speranza, il messaggio di Rodolfo Losani è una rosea alba a promessa di un giorno più luminoso e di una stagione più attenta alla dimensione dell’essere uomo e non cosa."

Torino; 10.07.01 Prof. Sergio Pellizzon

 

 

La pittura di Rodolfo Losani nasce da una leggerezza interna, l’autore lascia trasparire tutte le proprie emozioni senza censure.
In un momento di grandi assenze lui riesce ancora a rispondere presente!."

Casalvieri; 02.05.04 Mario De luca (scultore)


"Ho avuto il piacere di conoscere il bravo pittore Rodolfo Losani. In quei giorni a San Donato faceva piuttosto freddo e noi eravamo seduti su una panchina a discutere “d’Arte , della sua Arte!, dell’Arte che si fa!”, nonostante tutto, anche in questi giorni non molto felici.

Devo dire che mi ha coinvolto la sincerità delle sue proposte artistiche, tanto da volerne scrivere.

L’aspetto che mi ha colpito subito è stato il rapporto tra immagine e parola, l’una figlia del surrealismo storico di Magritte (ma anche di Dalì), l’altra scaturita da un felice rapporto tra il pittore e il fumetto, genere che Rodolfo ha praticato con successo per qualche anno. La parola ha la volontà di dare una decifrazione univoca al significato delle opere: la parola ha il senso di un significato non alterabile da “libere interpretazioni”, come spesso è accaduto o ancora accade nella lettura di opere di Arte moderna e contemporanea.

Rodolfo ci lancia dei messaggi chiari attraverso la sua pittura: ricordo bene “Dopo Eva, noi”, “La rosa nel deserto”, “Crocifisso per noi”, opere dove alle colorazioni armoniose e suggestive si unisce una sapienza tecnica notevole."

San Donato val di Comino; 10.05.04 Rocco Pellegrini (artista)

"E’ con vero piacere che colgo l’occasione per indirizzare un saluto a Rodolfo Losani, giovane artista cassinate che sta emergendo sempre più anche fuori dall’ambito della nostra città. Come Assessore alla Cultura non posso che essere contenta quando si concretizzano ad un livello alto quei segnali di crescita artistico-culturale che ho spesso occasione di percepire nelle diverse realtà scolastiche di una città che ha fatto dell’accoglienza dei giovani uno dei motivi fondanti della sua rinascita. Ammirando le opere di Losani mi sembra di riconoscervi un surrealismo che riesce a porre l’accento sui caratteri metafisici e concettuali mantenendoli strettamente ancorati al reale quotidiano.

Si compie quindi un’opera di intensa sintesi tra umanità e spiritualità, minimalismo e grande respiro vitale: l’occhio che guarda dal buco della serratura è paradigmatico in questo senso. E’ un tipico esempio di immagine a due direzioni: il versante di chi guarda che si unisce a quello di chi guarda colui che osserva.

Un gioco di continui rimandi che è metafora dell’inestricabile legame tra solitudine esistenziale ed infinita curiosità per l’altro. Suggestioni oniriche, talvolta incubi, che comunque sembrano essere temperate da un sano realistico legame alla vita. Immagini (e didascalie) cui le scelte cromatiche e gli angoli di luce sempre adeguati conferiscono una leggerezza che ne agevola la lettura e ne rende l’interpretazione vicina anche al sentire del non addetto. Particolare, quest’ultimo, che apprezzo molto perché concepisco l’opera d’arte come puro godimento spirituale e sensoriale e mi trovo sempre in difficoltà quando per comprenderla è necessario un notevole sforzo interpretativo."

Cassino; 10.06.05 Dott.ssa Iris Volante (Assessore alla Cultura Comune di Cassino)

Il filo sospeso

Un viaggio attraverso la pittura di Rodolfo Losani potrebbe svolgersi seguendo un filo, elemento presente in quasi tutte le sue opere; sia esplicitamente, filo bianco al quale sono legati svariati oggetti, sia in forma più nascosta, come, per esempio, in Intimi segreti, una serie di formiche in fila. Naturalmente quando sarà necessario mi allontanerò dal binario principale per seguire tracce limitrofe, suggestioni diverse, piste che deviano leggermente dalla strada maestra, ma che corrono parallele ad essa.

La scatola dei sogni ci mostra, sullo sfondo di un mare tempestoso, una scatola colorata, sospesa ad un filo bianco, che proviene da un punto fuori campo, in alto. Mi piace immaginare che quella scatola sia piena di fantasia, creatività, ispirazioni ed aspirazioni che ci salvano, almeno temporaneamente, dal mare agitato della sorte avversa. La scatola dei nostri sogni si rivela fragile, instabile, anche se la sua forma cubica le dona equilibrio; in contrasto con l’informe agitarsi dell’oceano. Per la vivacità dei suoi colori, la scatola appesa al filo potrebbe corrispondere alla vita, mentre il mare, “di colore oscuro”, potrebbe associarsi alla morte. Nel quadro A carte con la morte, il giocatore, che magari rappresenta lo stesso artista, appare sicuro di se, con una mano poggiata su un ginocchio e l'altra che tiene le carte. Indossa un vestito azzurro, colore aereo, sereno, rassicurante. Al contrario, la morte, ammantata di grigio, chiusa nel suo nero mantello, il volto nascosto da un cappuccio, è una massa minacciosa e compatta che proietta dietro di se un'ombra cupa e sinistra. Eppure qualcosa accomuna i due personaggi: l'imperscrutabilità di entrambi i volti. Il viso del giocatore, infatti, visto di spalle, è per noi nascosto quanto quello della morte, frontale ma invisibile. Come a dire: il mistero della morte è insito nella vita stessa.

Una concezione dura e amara della società, e conseguentemente un desiderio di cambiarla attraverso la persuasione artistica, si può percepire in diverse opere: Un Dio di spine trasmette una particolare forza umana. Il volto, tagliato, è mostrato in primissimo piano, in un’inquadratura costruita come la vignetta di un fumetto, capace di creare una tensione drammatica, ponendo in risalto lo sguardo intenso, pieno di fermezza, simile a quello di un giovane eroe. Undici settembre, che ricorda certe invenzioni di Salvator Dalì, possiede un toccante impatto morale. La tragedia della crocifissione si ripete per la continua e sempre nuova violenza degli uomini. In divieto di sosta comunica una forte denuncia sociale. Nel barbone, che vediamo inerte e rassegnato, riconosciamo le nostre sconfitte civili e morali, specie quando la coscienza manifesta moti di ribellione che non riescono a trovare una via di sfogo, perché la verità e la rettitudine sono a molti d’intralcio.

I quadri di Losani sono metafore della vita: vi sono colori che ritornano e che fanno riflettere (senz'altro i lettori più speculativi sfoglieranno più volte avanti e indietro questo catalogo, navigando alla scoperta di occulte analogie). In La carambola della fortuna, il tappeto verde, dove poggia la biglia, mi ricorda il tavolo dello stesso colore che appare nel quadro A carte con la morte. È vero che il verde è connesso con le sale da gioco, tuttavia non si può non riconoscere anche in quest’immagine una rappresentazione della complessità della vita. Il pittore riprende la scena abbassandosi sul piano del biliardo, identificandosi, in tal modo, con una delle biglie che fanno parte del gioco. Un elemento importante è la clessidra, poggiata su una sponda, osservata dal basso verso l'alto: dio spietato che ci sovrasta. Forse è una rappresentazione del tempo che scorre, inesorabile, riducendo ogni cosa in polvere. Sintomatico è anche che la biglia, uno scaramantico numero 13, ha due ombre. Il quadro ha perciò due fonti luminose. Grazie alla luce le forme acquistano rilievo. L’ombra è una parte effimera di noi stessi, eppure, se ne fossimo privi, non avremmo spessore.

Una interessante opera: Il bel David, riproduce un particolare del David di Michelangelo. Legato al polso ha uno specchio, dove si vede, capovolta, una parte del volto. Gli artisti offrono al pubblico il loro essere dalle mille sfaccettature, mettendo in mostra se stessi ogni volta in modo diverso: si divertono, come acrobati, ad esibirsi a testa in giù e, spesso condannati alla solitudine, ostentano un inguaribile narcisismo.

Il pittore ama parlare della sostanza, del significato dell’esistenza. Nel quadro Una vita in equilibrio, un bimbo cammina su un filo, sospeso fra colorati grattacieli di una moderna metropoli. La sua nudità è significativa, ne esprime l'innocenza, o fa di lui un simbolo dell'anima. Si crea un contrasto fra la geometria degli edifici e la naturalezza del bambino, quasi a stabilire una sorta di contrapposizione fra uomo e natura: la vita umana sarebbe pertanto in equilibrio fra la razionalità intellettuale e la forza vitale e selvaggia della natura, con il suo turbinoso scorrere. In Acqua che va al mare, la vita, come un fiume che scorre verso l’oceano, porta con se diversi relitti. Essi, come insegna Montale, sono i ricordi che riaffiorano talvolta nella nostra mente, cose a cui ci afferriamo, come alla tavola il naufrago, per non perdere la coscienza della nostra identità e per salvare la memoria delle persone che abbiamo conosciuto. La luna nel secchio mi ricorda, per l’appunto, una poesia di Montale, che cito per intero, perché mi sembra più interessante di ogni discorso critico:

Cigola la carrucola nel pozzo,
l’acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un’immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro…
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all’atro fondo,
visione, una distanza ci divide.
(EUGENIO MONTALE,Ossi di seppia)

Montale ci mostra, riflesso nel secchio, un volto sorridente; nel quadro è la luna a rispecchiarsi nell’acqua. Il contenuto cambia, ma il concetto è lo stesso: del mondo in cui viviamo, delle persone che amiamo, di ciò che facciamo, non rimangono che ricordi, particolari evanescenti e labili, sfumati in una nebbia indistinta; umili oggetti, miseri relitti del nostro naufragio quotidiano, storte sillabe… Gli artisti, escogitano codici indecifrabili, linguaggi muti, messaggi nascosti in una bottiglia. Il codice ha senso se è collegato ad un contesto esterno al mezzo di comunicazione. Un quadro non comunicherebbe nulla se non fosse parte integrante di un ambiente culturale. Talvolta il filo che lega un’iconografia alla spiritualità di un’epoca si spezza. È quel che accade, quando cerchiamo invano di comprendere tante opere d'arte del passato, ricche di significati spirituali, legati a codici rappresentativi che si sono persi col passare del tempo. Perciò il pittore tenta di recuperare anche la facilità comunicativa dell'arte, trovandola nelle manifestazioni “marginali” della creatività odierna, come il fumetto, il manifesto pubblicitario, i testi delle canzoni, che, al contrario dell'arte contemporanea, confinata in elitari cenacoli, sono più vicine alla sensibilità della gente. I colori brillanti testimoniano, non a caso, l'interesse e la pratica dell'autore per il fumetto, ma anche la sua volontà di comunicare con la massima chiarezza possibile la sua visione del mondo. A questa funzione assolvono anche le parole, inserite in quasi tutti i dipinti dell’artista, di facile impatto come i testi delle canzoni. In Multinazionale light, che è un tributo alla Pop Art, La lattina che pende dal filo, esprime proprio la nostra esigenza di attaccarci in qualche modo a qualcosa, sia pure a ciò che ci offre la pubblicità e l'industria, o a qualunque salvezza che ci viene porta dall’alto, come una chiave capace di aprire tutte le serrature: La chiave della speranza.

Ogni segno è una convenzione, ma, a tutela della libertà del pittore e dell’universalità dell’arte, tale convenzione è instabile. Il filo riesce ad assumere un significato polivalente, potendo rappresentare la salvezza o il peccato. Nel quadro, Il peccato e l'innocenza, il peccato scende dall'alto, direzione da cui semmai dovrebbe giungere la salvezza, il bene, il Salvatore. Al filo è legata una mela, simbolo appunto di tentazione, che una mano di bimbo cerca di afferrare. La composizione è impostata rigorosamente in verticale. Osservando quest’opera, possiamo renderci conto di come Rodolfo Losani sia capace di ridurre al minimo, per volontà di chiarezza, gli elementi della composizione. La mano, infatti, basta per indicare il bambino. La parte è sufficiente ad indicare il tutto: è ciò che in letteratura si ottiene con la sineddoche.

Oggi il filo è diventato un oggetto materiale, che si moltiplica all’infinito, come vediamo in Topi di città. Ormai sono tanti i fili che ci mettono in comunicazione col resto del mondo, a cominciare da quello che collega il mouse al computer, e gli trasmette i nostri comandi. Nell’era della comunicazione digitale tutto diventa virtuale e il vero e il falso non si distinguono più, perciò si incappa in subdole truffe, si cade in assurdi equivoci, si annullano in un grigio relativismo valori che hanno resistito ai secoli. La stessa arte si snatura. L'artista, per esempio, con la sua capacità di persuasione, sarebbe in grado di educare il pubblico. Sennonché oggi l'unico modo di suscitare interesse è far uso del danaro, ossia un segno uniformemente accettato per esprimere ricchezza, ma che da solo non vale niente, proprio come il segno privo di significato. Perciò, in A pesca di uomini, al filo è appesa una banconota. Warhol dipinse più volte il dollaro e una volta affermò che invece di acquistare dei quadri, si potrebbero mettere dei soldi in cornice. La verità è che si può entrare in possesso di un’opera d’arte (pagandola magari profumatamente), ma non si può possedere l’essenza dell’arte. Il titolo dell’opera ricorda la frase che Gesù rivolse ai primi Apostoli, Simone e Andrea: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1, 17). Se riflettiamo al significato della frase evengelica: pescare gli uomini vuol dire convertirli, ci rendiamo conto della distanza che la separa dall’adescamento venale messo in mostra, con ironia, dall’artista. Il messaggio viene tradito; il segno si svuota di significato: quando un filo lega segno e significato, l’immagine è viva e matura i suoi frutti interiori nel nostro cuore. Allora le nostre nature, terrena e celeste si incontrano. Nell'opera, Abbraccio naturale, il fusto di un albero presenta la parte superiore e quella inferiore congiunte in un abbraccio; in Lacrime del sud, il frutto è diviso in due parti: una metà è legata al consueto filo, l'altra poggia su una stoffa scura, stesa su un piano orizzontale. Corpo e spirito concorrono parimenti a formare l’uomo, ed entrambi i piani devono essere tenuti presenti nel corso della vita. Lo sapevano bene i creatori di emblemi e imprese del Rinascimento e del Seicento: l’emblema è composto di anima e corpo; il corpo è un’immagine simbolica, spesso di carattere ermetico, l’anima è un motto, che accompagna l’immagine spiegandone il senso riposto. Come ho già spiegato, anche Losani inserisce in diversi quadri frasi esplicative. È una particolarità che lo accomuna a Magritte, che usava questo espediente per depistare il pubblico. Fra l’altro il pittore belga dipinse una pipa con scritto: “Questa non è una pipa”. Affermazione che, in un primo momento, lascia interdetti, perché la pipa che vediamo è rappresentata come se fosse l'illustrazione di un'enciclopedia. Solo dopo un momento di riflessione ci rendiamo conto che ciò che stiamo osservando non è effettivamente una pipa, ma l’immagine di una pipa. Quando gli artisti giocano con le convenzioni e gli stereotipi della rappresentazione, i fili si moltiplicano, s’aggrovigliano in una matassa imbrogliata, si dipartono in tutte le direzioni, si tendono come sottili ragnatele per accalappiarci. Questo spiega l’autodenuncia di Filo giallo, dove compaiono due fili: uno, in primo piano, a cui è legato stretto un tubetto, come a strozzarlo, l'altro, visibile all'esterno, attraverso una finestra. Evidentemente i due fili si contrappongono in qualche modo, come per suggerire approcci alternativi, insolite letture, interpretazioni devianti.

La contrapposizione fra interno ed esterno di questo quadro non rappresenta un caso isolato nella produzione di Rodolfo Losani. Già nell’opera Filo giallo abbiamo visto una scatola dal contenuto misterioso. Se ora osserviamo Intimi segreti, notiamo una serie di formiche in fila, che penetrano in una scatola, da cui fuoriescono delle mani. La scatola non è solo il contenitore dei sogni, ma anche la custodia della parte più intima e più vera di noi stessi, una parte di cui il pubblico è avido, e che l'artista, da un lato, tende a rappresentare, come molla insostituibile dell'arte, dall'altro vorrebbe nascondere, come irrinunciabile diritto a preservare il proprio io. Il pittore si sente come protetto da forme chiuse, dove può vivere nascosto. Se la scatola è un involucro artificiale che protegge la nostra intimità, l’equivalente guscio naturale è invece l’uovo. Nel quadro Il nido della vita, un uovo è posto, come in un nido, al centro di un letto sfatto. Quando nascono gli angeli mostra delle uova vaganti nel cosmo come corpi celesti; uno di questi sta schiudendo e lascia intravedere un uomo alato. Il simbolismo dell'uovo è universalmente conosciuto, associato alla nascita, e in qualche modo a tutto ciò che non esiste ancora. Interessante anche il fatto che l'uomo viene alla luce già adulto, alludendo forse, visto che è alato, ad una nascita spirituale, o al fatto che l'anima è forgiata perfetta. Insieme all'uovo anche un frutto può essere simbolo di vita, come l'artista rappresenta in Nettari preziosi. La vita centro di altre vita, desiderio e tentazione. Il quadro contiene principalmente i tre colori fondamentali: rosso, giallo, azzurro, come a ribadire concetti originari, primordiali, come la vita stessa.

Forme e colori spiegano il pensiero e l’anima dell’artista mediante una comunicatività accattivante e “semplice”, che non incute soggezione e ci spinge ad entrare, a varcare la soglia, o meglio a camminare lungo il filo sospeso sull’abisso di palazzi e strade, dove lattine di Coca Cola, scatole, tubetti di colore, banconote, uova, frutti ed altro, nascondono il vuoto, fungendo da segni di richiamo, segnali che indicano la strada, come i sassi di Pollicino, come il filo di Arianna. E noi, con il pittore, siamo sicuri che non ci smarriremo, che non perderemo mai il filo del discorso, che ci unisce alle altre persone; fune che stringe amicizie, laccio che annoda relazioni, gomena che lega la barca della nostra vita impedendole di andare alla deriva.

Antonio Risi

 

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