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ALATRI
NEL 1927
Alatri ha tradizioni antichissime,
meritevoli di essere prima assodate e poi convenientemente illustrate,
mettendo da parte le leggende createvi attorno dalla fantasia
più o meno agile de’ suoi abitanti. Tutti meniamo
vanto delle forti e quadrate mura dell’acropoli; ma non
sappiamo ancora con certezza l’età che le vide levarsi
a sfidare i secoli, e tanto meno ci siamo curati di metterle in
relazione con le tracce visibilissime di altri giri di mura, affioranti
in più luoghi, per ricostruire la pianta della città
quale dovett’essere nei tempi più lontani. L’idea
che esse risalgono alla preistoria ha tolto forse la voglia e
il coraggio di mettersi a tali ricerche; ma temo non sia un’idea
sbagliata. Un bravo archeologo mi disse che, praticando degli
scavi sistematici, si potrebbe anche venire, molto probabilmente,
alla conclusione che poi non sono d’un’antichità
tanto remota quanto s’immagina. Comunque, antiche sono di
certo, e, quel che più importa, attestano una storia di
guerre lunghe ed aspre. Quale? Tra il sec. XIII e il XV, se non
erro, Alatri ha avuto un periodo di un relativo splendore. Ne
fanno testimonianza le opere d’arte che possiede, a cominciare
da quella rozza scultura in legno che si conserva accanto la sacrestia
di S. Maria, per venire via via agli affreschi che si ammirano
nelle chiese di S. Silvestro e di S. Francesco e nelle cappelline
di campagna, come quelle denominate dalla “Maddalena”
o dalle “Dodici Marie”. Più chiaramente ancora
ne parano i due occhi bellissimi di S. Maria e di S. Francesco,
i semplici e severi portali in pietra di tante case, le bifore
elegantissime, l’architettura di alcuni palazzi e specialmente
quella delle così dette “Case grandi”, dove
suppongo abbia avuta la sua sede l’antico Comune. Ma di
tanti monumenti, di cui ha dovizia e dentro e fuori nel suo territorio,
l’unico degnamente illustrato finora è la Badia di
S. Sebastiano, e non per opera di un suo cittadino, ma del valente
prof. Scarafoni della vicina Veroli. Perché sulla via tracciata
da lui non si mettono coloro che, avendo avuti i natali in Alatri
hanno maggiori motivi d’imparare a conoscerla e ad amarla?So
che esiste un archivio; al quale nessuno osa ricorrere per lo
stato caotico in cui da tempo giacciono quelle carte; esistono
documenti riguardanti l’antica costituzione del Comune,
e spunti di leggende religiose; tutto un materiale che potrebbe
dar luoghi a importanti monografie. Quell’uomo d’ingegno
così vivo ed arguto che fu Antonio Labriola, una volta
quand’ero suo scolaro, saputo della mia origine alatrina,
mi disse sorridendo: - Sei dunque della terra da cui vengono papi
e briganti. – Ora che la Ciociaria abbia dati alla Chiesa
papi, quali Innocenzio III, Bonifazio VIII e Leone XIII, è
indubitabile; che abbia dato anche dei briganti non mi consta,
ma non l’escludo; mi consta invece che parenti de’
miei cittadini seguono nelle Università gli studi storici
e letterari. Mi consentano, come a maggiore di età, che
dia loro un consiglio, faccia un’esortazione. Quando, verso
la fine de’ loro studi, è venuto il tempo di pensare
alla così detta tesi di laurea, il soggetto non lo vadano
a chiedere ai loro insegnanti. Questi saranno felicissimi che
ciascuno lo scelga da sé e s’ingegni di render la
voce a tanti monumenti muti e parlanti della nostra città;
di stabilire il significato e il valore. Faranno opera utile e
bella, e cominceranno fin d’allora a ben meritare, con le
opere e non con le parole, così dal luogo dove hanno sortiti
i natali, come della patria italiana risorgente a nuova vita.
(1)
P. LUIGI PIETROBONO d.
s. p.
Alatri fa parte delle città dell’antica
Confederazione Ernica; nel 1927 era un comune con 16.874 abitanti.(1)
(1) La
Provincia di Frosinone – numero unico edito dalla
federazione provinciale
fascista – anno V – 1927.
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