ALVITO NEL 1927

 

 

Sorge all’altezza di 500 m. dal liv. del mare; fa parte della diocesi di Sora. E’ città mediovale posta alle falde di un monte, cinta da avanzi di mura con torrioni. Ha due frazioni: Castello e Peschio. E’ rinomata per i cereali, gli olivi, le viti, i latticini. E’ attraversata dal torrente Riomolle, affluente del Melfa. E’ la patria di Mario Equicola, letterato del Rinascimento; di Bernardino Elvino, tesoriere generale della Chiesa Romana e vescovo di Anglona (Sec. XVI°); di Domenico Santoro, educatore e letterato; di Giampaolo Flavio, umanista durante il pontificato di Paolo IV (1555-59); dell’architetto Silvio Castrucci, professore nell’accademia di Belle Arti di Napoli e di altri uomini notevoli.
Secondo gli storici più accreditati, una parte di questa città sorse su una distrutta città degli Equicoli, chiamata Cominium la quale venne occupata dai Sanniti, poi distrutta dai romani. Ricostruita si chiamò Civitas Cominii, poi Civitas Sancti Urbani in Cominio ed in seguito Albeto, Alvito. Fu saccheggiata più volte dai Barbari scesi in Italia e specialmente dai Longobardi. Appartenne al feudo di Montecassino, a cui era stata donata dal Conte Landolfo di Capua; poi passò ai duchi Cantelmi, ai Tomaselli, a Cesare Borgia, figlio di Alessandro VI, a Pietro Navarro, al Cardona, al principe di Conga, a Matteo Taverna e a Tolomeo Gallio. E’ a capo dell’Amministrazione un valente giovane che molto farà per il progresso di Alvito. E’ questi Nicola Masetti. Alvito fa parte delle città situate nella fertile e pittoresca Val di Comino, nel 1927 era un comune con 6.809 abitanti.(1)

(1) La Provincia di Frosinone – numero unico edito dalla federazione provinciale
fascista – anno V – 1927.

 

 

© Copyright 2007 - Il Cronista - Tutti i diritti riservati