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ELENA
MONTANARO
In questi ultimi anni l’area compresa tra Piedimonte San
Germano e Villa Santa Lucia è stata oggetto di ricerche
e di indagini da parte della prof.ssa Elena Montanaro, il cui
primo libro risale all’ormai lontano 1995. In tale anno,
con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Villa
Santa Lucia, usciva la monografia Il Santuario Maria SS. delle
Grazie di Villa S. Lucia (FR): dall’alba al tramonto
1595-1995, stampata presso la Tipografia Pontone di Cassino.
Articolato in 106 pp. e corredato da un ottimo corredo fotografico,
il lavoro ricostruisce la storia di questo Santuario mariano edificato
in seguito al rinvenimento di un affresco della Vergine con Bambino
avvenuto nel 1595 da parte di una pastorella.
La primitiva chiesetta, sorta intorno al luogo della prodigiosa
invenzione, fu abbellita ed ingrandita nella prima metà
del XVIII sec. per iniziativa di Padre Carlo Alfonso De Mercantis,
nato a Parma da una facoltosa famiglia, ed appartenente all’Ordine
degli Agostiniani. Nel 1744 fu consacrata, nella forma attuale,
dal vescovo di Aquino mons. Francesco Antonio Spadea (1742-1751).
Dopo alterne vicende, con Padre Ludovico da Casoria, la chiesa
e gli ambienti limitrofi vennero affidati ai Frati Minori Riformati
della Provincia di Napoli e Terra di Lavoro che molto operarono
per l’elevazione culturale e spirituale dei contadini della
zona e dei bambini poveri: i cosiddetti “accattoncelli”.
L’edificio rimasto gravemente danneggiato durante il secondo
conflitto mondiale fu restaurato alla fine degli anni ’50
e dotato di una serie di dipinti ad olio e quadri del pittore
Celestino Tanzilli di Roccasecca. Fra questi, sulla navata centrale,
vanno segnalati quelli che documentano la ricostruzione post bellica
dell’edificio di culto e due immagini dell’Abbazia
di Montecassino e del Santuario di Canneto a Settefrati. Nella
chiesa sono presenti anche quadri di Giovanni Bizzoni, nato nel
1928 a Bonate Sopra (BG), ed allievo di Achille Funi. È
autore di alcune opere conservate a Cassino, Pignataro Interamna,
Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Andrea sul Garigliano
ed a Sant’Elia Fiume Rapido, dove ha affrescato il Santuario
mariano di Casalucense.
Dal punto di vista demo-antropologico appaiono particolarmente
interessanti le pp. 81-94 nelle quali l’A. riporta aneddoti
e testimonianze sul Santuario raccolte dalla viva voce degli anziani.
Nel 1999, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale
di Piedimonte San Germano, Elena Montanaro pubblicava la monografia
dal titolo L’Istituto delle Suore Carmelitane Teresiane
di Fra Isidoro della Natività a Piedimonte San Germano.
Lo studio, caratterizzato da pp. 122 e purtroppo non presente
in nessuna Biblioteca romana, ruota intorno alla figura di Fra
Isidoro della Natività, al secolo Giacomo Sciuti.
Nato a Carpeneto (AL) nel 1699 e morto a Roma all’età
di 70 anni, già converso nel 1721 presso il Convento dei
Carmelitani Scalzi di Santa Maria della Scala in Trastevere e
poi passato a quello di Santa Maria della Vittoria, sempre nell’Urbe,
fondò, nel 1737 l’Istituto delle Maestre Pie Carmelitane
Teresiane a Bauco (odierna Boville Ernica), centro della Diocesi
di Veroli. Suo intento era quello di educare spiritualmente ed
avviare ad una dignitosa vita sociale le ragazze povere che, in
numero assai considerevole, girovagavano nelle campagne dell’allora
Stato Pontificio e del Regno di Napoli e condannate ad una vita
di stenti e di angherie.
Dopo questa prima fondazione egli riuscirà a dar vita ad
altri 19 Istituti sparsi nel Lazio Pontificio, nelle Marche e
nel Regno di Napoli che, all’epoca, abbracciava anche i
Circondari di Sora e di Gaeta.
Nel 2004, nell’ambito delle manifestazioni per il 60°
anniversario della Linea Gustav, sempre a cura dell’Amministrazione
Comunale di Piedimonte San Germano, la Montanaro pubblicava Tra
le pieghe della memoria. Seconda guerra mondiale, stampato a Cassino
dalla Tipolitografia Pontone.
Preceduta dalla presentazione di Gaetano de Angelis-Curtis –
che, a p. VIII, molto opportunamente ha definito la monografia
della N. come “un lavoro di scavo nell’animo per far
riaffiorare alla memoria la realtà del tempo, le dure condizioni
di vita e personali” –, Tra le pieghe della memoria
si caratterizza per una cospicua quantità di testimonianze
sia dei protagonisti degli eventi bellici sia della popolazione
civile costretta dalla furia della guerra ad abbandonare il proprio
paese natio.
Il vero scopo della pubblicazione, come si evince a p. XI della
breve ma pregnante premessa è quello di “sollecitare
l’animo dell’uomo di ogni tempo a ripudiare sempre
e ovunque la guerra” che l’A. racconta dando ampio
risalto alla memoria comunitativa. Da essa emerge il ruolo fondamentale
rivestito dall’elemento femminile sul quale, all’epoca,
ricadde tutto il peso di salvaguardare l’unità fisica
e spirituale dei nuclei familiari e di traghettarli, attraverso
mille tempeste, verso quello che possiamo definire il “nuovo
Continente del dopoguerra”.
È un libro che dovrà essere tenuto in attenta considerazione
da quanti si occupano della storia della seconda guerra mondiale
e della ricostruzione post bellica nella Terra di San Benedetto,
in virtù della miriade di notizie in esso contenute, ognuna
delle quali, se letta con gli strumenti e la lente dello storico
e con l’occhio rivolto a quanto contemporaneamente succedeva
a Roma e nell’Italia del Nord, può dar vita ad ulteriori
e più articolate indagini, con il risultato di inserire
pienamente le vicende di questo settore dell’Alta Terra
di Lavoro nel quadro della più grande Storia nazionale.
Fra le varie testimonianze edite ne segnalo alcune: quella di
Rosino Pelagalli che, con parole semplici ma efficaci, descrive
come l’atteggiamento dei tedeschi già da alcuni mesi
presenti nell’agro di Aquino per via dell’Aereoporto,
con l’avanzare delle truppe alleate, cambiasse notevolmente
dal momento che gli stessi temevano sempre di più lo svilupparsi
di sommovimenti popolari. Questi, peraltro, erano del tutto estranei
alle tradizioni delle nostre popolazioni di provato carattere
mite ed accondiscenti verso tutti gli occupanti, a condizione
che non si sentissero minacciate nel posseso della loro terra
e degli animali e negli affetti familiari.
La seconda testimonianza è di Giuseppe Pelagalli che si
sofferma sullo sfollamento operato dagli americani verso Cetraro,
centro in Provincia di Cosenza, dove i profughi del Cassinate
furono “paracadutati” all’interno di una Comunità
ancora più povera delle loro, malgrado non fosse stata
quasi per nulla sfiorata dalla tragedia bellica.
Struggente la deposizione di Giosuè Avallone, nato a Gaeta
nel 1914, prigioniero dei tedeschi nel campo di concentramento
di Buchenwald ove, in seguito ad un bombardamento alleato, morì
Mafalda di Savoia. Egli, con altri suoi commilitoni – tutti
marinai di Gaeta –, non appena liberato dalla prigionia
pose sulla tomba della sfortunata principessa una Croce lignea
ed una lapide marmorea con il seguente incipit: “A –
Mafalda – di Savoia i marinai della Città di Gaeta”,
la cui foto è riprodotta nella quarta di copertina della
monografia.
Altrettanto prezioso è il racconto di Giovanni Vizzaccaro
(classe 1934) che, in primis, descrive come la popolazione, già
nella tarda estate del 1943, organizzasse ripetute processioni
per sollecitare la protezione della Vergine sui propri cari, impegnati
sui varî fronti di guerra, e sulle proprie case, di continuo,
minacciate dall’aviazione e dall’artiglieria alleate.
Quindi il Vizzaccaro tratteggia l’esodo voluto dalle Autorità
germaniche verso il Nord d’Italia con meta finale la Provincia
di Mantova. Qui le popolazioni e le amministrazioni comunali accolsero
i nostri compaesani con grande generosità cercando il più
possibile di alleviarne il peso del soggiorno e tentando, per
quanto possibile date le drammatiche situazioni economiche in
cui versava la Repubblica Sociale Italiana, un loro inserimento
nelle strutture produttive.
Da non poche testimonianze emerge anche il buon rapporto intercorso
tra la popolazione di Piedimonte San Germano e della limitrofa
Villa Santa Lucia ed i soldati germanici, sovente protagonisti
di atti di generosità specie nei confronti di anziani e
di bambini nei quali, probabilmente, rivedevano i propri cari
lontani, sempre rispettosi delle donne e che, non di rado, riuscivano
ad instaurare amichevoli rapporti specie con quelle famiglie le
cui giovani lavoravano al loro servizio come cuciniere, sarte
e lavandaie.
Concludo con la memoria olografa di Giovanni Ferri (morto nel
1995) che, nelle pagine conclusive del volume, descrive il suo
rientro in Patria avvenuto l’1 dicembre 1944 essendo stato
anticipatamente liberato dalla prigionia dagli inglesi in quanto
gravemente ferito nelle operazioni belliche.
Nel 2006, presso la Casa Editrice Eva di Venafro, veniva alla
luce un nuovo lavoro di Elena Montanaro dal titolo: Lucia
di Siracusa tra passato e presente ed articolato in 175 pagine.
L’A., della quale è evidente la devozione verso la
martire, ben coniuga tale dato di fatto con il desiderio di far
conoscere agli abitanti della Media e Bassa Valle del Liri le
vicende biografiche, la diffusione del culto, l’iconografia
e le tradizioni popolari connesse con questa santa, probabilmente
morta a Siracusa nel periodo delle durissime persecuzioni dell’imperatore
Diocleziano (284-305 d.C.).
Il suo culto si diffuse abbastanza rapidamente dalla Sicilia per
tutta la penisola ed oltre l’arco alpino, essendo già
attestato nel VI secolo a Roma, ove sotto il papa Onorio I (625-638),
fu edificata nell’Esquilino la chiesa di Santa Lucia in
Selce posta nell’area della Porticus Liviae.
Nella tradizione popolare le è attribuito il patronato
della luce sia quella che svela all’uomo le bellezze del
creato sia quella che indica la fine della lunga notte invernale.
Proprio per questo ultimo motivo appare particolarmente venerata
nei paesi scandinavi dove, in Danimarca ed in Svezia, il 13 dicembre
di ogni anno giovani fanciulle, vestite con tuniche bianche e
recanti in testa una corona con sette candele accese, portano
ai bambini ed agli anziani piccoli doni preannunciando, nel contempo,
l’imminente arrivo del Santo Natale.
Ancora in quest’anno la N. dava alle stampe, sempre per
l’ottima Casa Editrice molisana, Come stelle cadenti
1996-2006, [Venafro 2006], pp. 98, un volume di poesie, purtroppo,
non presente nelle Biblioteche dell’Urbe.
Eugenio Maria Beranger
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