MESSAGGIO ALLA DIOCESI DI MONTECASSINO

 


Carissimi presbiteri, con voi chiamato a mostrare il volto paterno di Dio attraverso la delicata premura del Cristo Buon Pastore;

carissimi religiosi e religiose, con voi chiamato ad indicare le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra del Padre;

gentili autorità civili e militari, con voi chiamato ad esercitare una autorità che trae origine nell’unica autorità di Dio creatore;

carissimi fedeli laici, con voi e per voi chiamato a presentare a Cristo, questa sua Sposa che vive in Montecassino, senza macchia né ruga;

a tutti voi il mio affettuoso abbraccio e la mia paterna benedizione.

Nel salutarvi per la prima volta come vostro Abate, sento risuonare in maniera nuova le parole di S. Benedetto che mi hanno condotto in Monastero e che mi hanno accompagnato fino ad oggi nella mia vita monastica: “Ascolta, o figlio”. Oggi, come sempre, queste parole mi danno consolazione, perché esprimono quello che desidero per me e per voi all’inizio del mio servizio pastorale come guida di questa Chiesa diocesana. In esse percepisco l’essenzialità della vita ecclesiale e cioè la continua consapevolezza di essere in un rapporto filiale con Dio, rapporto che dà senso ad ogni paternità; rapporto che mantiene sempre in quell’umiltà profonda chi si sente continuamente “superato” da Dio e comunque sempre da Lui attirato e sostenuto. Con voi e per voi, traccio come unica linea di programma pastorale il “non anteporre nulla all’amore per Cristo”, per rinnovare quotidianamente quanto il Signore ha consegnato a questa Chiesa, attraverso la santità e la vita del nostro Patriarca San Benedetto. La fede profonda incarnata nel reale e nella attenta custodia di quanto ci è stato consegnato; la speranza sempre giovane, forza necessaria per uno sguardo rivolto al futuro; la carità operosa, unica ricchezza della Chiesa, ci siano luce e conforto in ogni nostra attività e in ogni nostro impegno. Una sola cosa in Cristo, attraverso la forza imperiosa della preghiera, vostro Padre Abate, perché vostro umile servitore. Oggi con cuore colmo di trepidazione e di emozione, ma ugualmente pieno di speranza e di gratitudine al Signore per aver posto su di me il Suo sguardo ed avermi “chiamato a collaborare con lo Spirito Santo” in questa amatissima porzione di Chiesa, mi rivolgo a voi tutti, comunità monastica, confratelli nel sacerdozio, religiose e religiosi, movimenti ecclesiali e laicali, genitori ed educatori, mondo della scuola, dell’università e del lavoro, mondo della sanità a cui mi sento particolarmente legato, responsabili della società civile e delle istituzioni, uomini di buona volontà he vi occupate del bene comune, perché insieme possiamo percorrere ancora un tratto di storia di questa gloriosa ed unica terra.
Un senso di devota ed affettuosa gratitudine va all’amatissimo Santo Padre Benedetto XVI che ha a cuore questo antico cenobio e questa Chiesa. A lui che ha confermato la mia persona a custode e guida di un bene tanto grande, va il mio affetto riconoscente e la conferma della mia devozione e obbedienza.
L’eredità dell’amato Abate Bernardo, ora Arcivescovo di Gaeta, non è facile da gestire, ma sono certo che non mi mancheranno il suo aiuto ed il suo consiglio.
La novità non è necessariamente discontinuità, ma sicuramente lo specifico di ognuno va investito perché a ciascuno il Signore chiederà conto dei talenti dati. Lo stile di collaborazione, di sussidiarietà, di corresponsabilità, sarà lo stile di questo mio ministero. Ciascuno si senta quindi interpellato per contribuire a portare la notizia bella e rivoluzionaria del Vangelo ovunque: nei luoghi di lavoro, dove la vita si fa più difficile, nella famiglia oggetto delle nostre premure ed apprensioni, tra i giovani cuore del nostro futuro e del futuro della Chiesa, nei luoghi della sofferenza e del dolore perché la sollecitudine dei cristiani non faccia mancare il conforto, la compagnia, l’aiuto.
Ciò che sta a cuore a tutti è il Bene, il Regno di Dio, la pace: valori cari a tutti noi. Per questo vogliamo lavorare nella giustizia, nella legalità, nella carità con lo stile della misericordia che ci accomuna allo stile di Dio valido per ciascuno di noi.
Non vogliamo avere altro compito che quello indicato da Paolo quando dice alla comunità di Corinto: “Ognuno ci consideri come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1Cor4,1).
Carissimi Figli miei, voglio essere tra voi il ministro di Cristo che amministra appunto i suoi beni, le cose di Dio: la grazia, i sacramenti. Voglio essere con voi colui che prega, offre, intercede, piange e gioisce con tutti.
Vorrei consegnare, alla fine del mio mandato, questa Chiesa che è in Montecassino “bella come una sposa adorna per il suo sposo” come dice l’Apocalisse perché nel frattempo abbiamo potuto arricchirla di opere preziose agli occhi di Dio.
Non è questo il momento dei programmi circostanziati, ci saranno tempi e luoghi, ma vi ho sicuramente aperto il cuore per indicarvi su quali strade intendo camminare e quali valori perseguire, non ultimo la cura della Parola di Dio e della liturgia avendo come obiettivo e direzione unica la Carità, quell’amore che non mi farà trascurare coloro che la nostra società definisce “ultimi” e che il Signore considera i “primi” .
Raccogliere l’eredità spirituale, culturale e umana di Montecassino non è cosa raggiungibile con le sole forze conformi alla natura umana. Lo slancio della fede nella misericordia grande di Dio, l’obbedienza alla quale sono stato formato sin dagli anni del mio noviziato, l’affetto fraterno di chi mi ha sostenuto e continuerà a sostenermi nella Famiglia monastica Presbiterale e diocesana, l’amore per questa eletta porzione di Chiesa che ama definirsi Terra Sancti Benedicti, mi muovono a non deludere nessuno di quelli che hanno riposto in me tanta fiducia e primo fra tutti il nostro amatissimo Papa Benedetto XVI.

La Madonna Assunta nostra Madre e patrona, San Benedetto nostro Padre, Santa Scolastica e tutti i Santi Monaci accolgano tutti i nostri desideri di bene e ci benedicano.
Ora guardiamo tutti, per fede e con fede, con fiducia al futuro, perché questa apertura è il senso più profondo e più vero della Tradizione, che significa appunto trasmissione in una continuità vitale.


Ecco allora il mio desiderio da presentare oggi al Cuore grande di Dio, che tutti, Comunità monastica e diocesana, pur nella continuità, possiamo impegnarci a cercare da subito la novità di Dio, che non si ripete MAI e che traccia sempre vie nuove per darci un CUORE NUOVO.
Camminiamo insieme nella compagnia di Dio e rimaniamo nella sua pace. AMEN. AMEN.


Dalla nostra Residenza in Montecassino, 17 novembre 2007

+ Pietro Vittorelli
Abate eletto di Montecassino


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