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"Orange"
supporters

Centro di Nairobi
- "Città fantasma"

Caripu a Kibera

Riots in town

Riots a Kibera

Polizia blocca uscita da
Kibera

Manifestanti e fiamme a
Mathare

Kibera slum visto dall’highway(1)

Kibera slum visto dall’highway(2)

Kibera slum visto dall’highway(3)

Baracche a Kamukunji

Ordinario passeggio di slum

Confine Kenya-Tanzania:
ponte costruito da prigionieri italiani della II guerra
mondiale

Mercato di Loitoktok(1)

Mercato di Loitoktok(2)

Mercato di Loitoktok(3)

Mercato di Loitoktok(4)

Spot per il Presidente Kibaki
(tena=again)

Schede votate da urne ribaltate!

Amboseli National Park(1)

Amboseli National Park(2)

Amboseli National Park(3)

Amboseli National Park(4)

Santini di un cameriere
keniano: Cannavaro, Lippi e Del Piero

Comizio di Kibaki

Gente e baracche a Kibera(1)

Gente e baracche a Kibera(2)

Gente e baracche a Kibera(3)

Gente e baracche a Kibera(4)
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REPORTAGE
DAL KENYA
Diario di una crisi (31 Dicembre
2007 - 8 Gennaio 2008)
Nairobi, 8 Gennaio 2008,
h. 20
da Nairobi: Caripu
Last post from
Nairob...bery.
Mentre Caripu
raccoglie le sue carte, documenti e immagini e si appresta a tornare
in Europa dopo due mesi di permanenza a Nairobi, Emilio
Mwai Kibaki, il presidente contestato, appare ora in
televisione e comincia a diramare la lista dei nuovi ministri
del governo keniano. E' una mossa inaspettata e dal messaggio
politico esplicito. Sicuramente le reazioni dell'opposizione saranno
dure e con tutta probabilità si riaccenderanno focolai
di scontro aperto. La decisione di Kibaki sembra
alquanto inopportuna, a fronte dell'arrivo in Kenya in veste di
mediatore del presidente dell'Unione Africana, John Kuffour,
atterrato da poche ore al Jomo Nenyatta international airport,
e dell'invito rivolto ad Odinga per incontrarsi
venerdì 11 gennaio. Il diario si interrompe qui e Caripu
vi ringrazia per averlo seguito in questi intensi e tristi giorni
per la crisi keniana e per la democrazia in Africa.
Nairobi, 8 Gennaio 2008, h. 18
da Nairobi: Caripu
Venerdì
11 gennaio previsto incontro tra Kibaki e Odinga
Convocato il Parlamento per il 15 Gennaio.
Prende consistenza la notizia che i morti dovuti alle violenze
post-elezioni siano oltre 1000.
Dopo essersi compiaciuto con il leader
dell’ODM (per bocca del portavoce governativo
Alfred Mutua) per aver cancellato la manifestazione
di protesta prevista per oggi, Kibaki ha invitato
Odinga ad un incontro per il prossimo 11 gennaio
alle 14.30 presso la State House. Argomenti di
discussione in agenda riguarderanno pacificazione, riconciliazione
nazionale e, eventualmente, un governo di larghe intese che possa
portare il paese fuori dalla crisi e dalla spirale di violenze
degli ultimi dieci giorni. Odinga ci tiene ad
affermare che condizione indispensabile per avviare serie negoziazioni
sia accettare i mediatori internazionali, mentre continua a ribadire
che Kibaki ha perso le elezioni del 27 dicembre.
La mediazione sarebbe affidata, a questo punto, al Presidente
di turno dell’Unione Africana, il ghanese John Kufour
(arriva stasera in Kenya) che potrà avvalersi del sostegno
di tre altri illustri ex Presidenti africani: Joachim Chissano
del Mozambico, Kenneth Kaunda dello Zambia e
Benjamin Mkapa della Tanzania.
All’incontro previsto per venerdì 11, oltre ai due
leaders politici, presenzieranno anche alti prelati
keniani, notoriamente molto influenti nelle vicende e nella vita
politica del paese. Intanto, Kibaki, ha anche
proceduto a convocare la prima seduta della decima legislatura
del Parlamento, fissata per il prossimo 15
gennaio. Vale la pena uno sguardo ai numeri delle forze
politiche che comporranno la nuova assise nazionale. Il primo
importante appuntamento riguarda l’elezione del nuovo
speaker per cui è richiesta una maggioranza qualificata
di due terzi per le prime due votazioni e la maggioranza assoluta
a partire dalla terza votazione.
Il Parlamento del Kenya è
composto di 210 membri eletti dal popolo più 12 che vengono
nominati su base proporzionale rispetto al numero di parlamentari
eletti da ogni singolo partito. In 3 circoscrizioni le elezioni
sono state cancellate e dovranno essere ripetute. Il numero totale
dei componenti dell’assemblea è quindi per il momento
di 219 membri.
· L’ODM
di Odinga può contare su 108 seggi -99 eletti
“puri” più 3 di un partito affiliato e altri
6 che dovrà nominare.
· Il PNU di Kibaki ha
83 seggi – 43 eletti più 35 dei numerosi partiti
affiliati e 5 da nominare
· L’ODM-K di Kalonzo
si è assicurato 17 seggi – 16 eletti più uno
da nominare.
· Rimangono 11 parlamentari indipendenti
che quindi, al pari della truppa di Kalonzo, sono determinanti
per la formazione di qualsiasi maggioranza parlamentare.
Il mercato è aperto!
Ieri sera, infine, a conclusione del giro di incontri
avuti con i principali leaders politci keniani, la vice-segretario
di Stato degli USA, Jendayi Frazen, ha dichiarato
che “il risultato delle elezioni è stato manipolato”,
aggiungendo in una successiva intervista, “da ambo le parti”.
Proprio ora, invece, mentre mi appresto a chiudere il mio breve
diario sulla crisi post-elettorale keniana, arriva notizia della
telefonata di Barack Obama, di origini keniane
da parte di padre, e di etnia Luo, al leader dell’opposizione
Raila Odinga.
Nairobi, 7 gennaio 2008,
h. 20
da Nairobi: Caripu
Di ritorno
dai campi sfollati.
Sono in tanti, più di duemila, alle ore
di distribuzione del rancio. Solo donne, bambini e adolescenti
nel resto delle ore del giorno. C'è la musica e un deejay
nel prato del Nairobi International Trade Fair,
uno stadio alla periferia di Nairobi allestito a campo di accoglienza
per gli sfollati di alcune baraccopoli della città . In
molti ballano, qualcuno cammina, gioca a pallone, mentre alcuni
bambini rincorrono con destrezza e maestria coperchi di plastica
di secchi di vernice che fanno rotolare sul prato con un pezzo
di filo di ferro uncinato. E poi ci siamo noi: giornalisti, religiosi,
operatori umanitari e osservatori curiosi e indignati come me.
Questa la fotografia dei quattro campi allestiti per gli sfollati
di Nairobi e dintorni mentre la crisi umanitaria è ancor
più acuta nelle province dell' Ovest del Kenya. Gli sfollati
di questo stadio vengono prevalentemente da Dagoretti, Libera,
Wathika e altre aree rurali nell' hinterland della capitale. Sono
di diverse etnie ma sono tutti accomunati dall' essere vittime
innocenti di un conflitto che poco gli riguarda, ma tanto li usa
da pretesto e li attacca. Le loro baracche sono state bruciate
e se qualcuno di essi possedeva una piccola proprietà terriera
o attività commerciale, non ne ha nemmeno più l'iipoteca.
E' ora di cena. Gli operatori del campo dispongono la fila con
ordine: prima i bambini, poi le donne e a seguire gli uomini.
Una scodella con un poco di riso, un poco di sukuma e
qualche patata. Una coperta per coprirsi, un metro di prato per
dormire.
Nairobi, 7 gennaio 2008,
h. 16 .00
da Nairobi: Caripu
Negoziazioni
politiche in corso.
Odinga, il leader dell'opposizione,
ha appena annunciato la cancellazione della marcia di protesta
inizialmente programmata per domani. E' un buon segnale, significa
che il dialogo continua e che si vogliono evitare scontri e violenze.
Si parla su più tavoli e a più livelli. E' in arrivo,
fra poche ore, il presidente del Ghana, e presidente di turno
dell'Unione Africana, John Kufour, la cui visita
era stata inizialmente cancellata per l’indisponibilità
di Kibaki alla mediazione. Molte aspettative
sono invece riposte nella mediazione internazionale da parte di
Odinga e dell'Odm, forti anche del giudizio espresso dagli osservatori
internazionali sulla poca credibilità dei risultati presidenziali
annunciati. Gordon Brown, primo ministro inglese,
ormai sempre più coinvolto nelle vicende keniane, spinge
per il dialogo e per la mediazione dell’Unione Africana.
La vice-segratario di stato americano, Jendayi Frazer,
è ancora in Kenya e continua gli incontri con i leaders
nazionali. Appello del Papa per il dialogo e
una soluzione rapida e pacifica della crisi. Fonti della polizia
parlano di almeno 600 morti nelle violenze che
ci sono state fino ad ora. Almeno 400mila gli sfollati
interni con più di 5000 keniani che hanno trovato rifugio
in Uganda e, in numero assai minore, in Tanzania. A Kisumu
e Eldoret, le due città epicentro delle
più accanite violenze, è tornata la calma. Molto
di ciò che resta delle due città… è
cenere. Si contano i danni, i morti e i feriti. Gli ospedali sono
pieni e le condizioni igieniche dei residenti molto precarie.
Ancora incertezza per i giorni a venire, restano i timori per
una nuova escalation di violenze. UNHCR, UNICEF, PAM e
Croce Rossa hanno cominciato a distribuire aiuti umanitari
ad almeno 100 mila persone.
Nairobi, 6 gennaio 2008
da Nairobi: Caripu
La befana arriva
a Nairobi: solo carbone per Odinga e kibaki.
Se è vero come sembri che Kibaki
sia stato confermato presidente in maniera molto poco trasparente
e a dir poco fraudolenta, è anche vero che Odinga
tanto migliore di lui nemmeno lo è. Delle mie esperienze,
ancor poche ma pur già significative, queste elezioni keniane
sono state la prima volta che non sono riuscito a fondo a parteggiare
emotivamente per nessuna delle due principali parti contendenti.
Nairobi, 5 gennaio 2008,
h.21
da Nairobi: Caripu
Kibaki
apre un governo di unità nazionale. Cosa fà Kalonzo?
Ieri sera Desmond Tutu ha riportato
della disponibilità di Kibaki ad un governo
di unità nazionale qualora l’opposizione riconosca
l’autorità governante. Oggi, secco e prevedibile,
è venuto il rifiuto di Odinga, il quale ribadisce come
l’unica strada praticabile per uscire dalla crisi sia un
governo ad interim della durata massima di tre mesi con l’obiettivo
di arrivare a nuove elezioni presidenziali. L’arcivescovo
sudafricano, già nobel per la pace, Desmond Tutu,
prima di ripartire per il Sudafrica, ha incontrato anche Musyoka
Kalonzo, candidato presidente dell’ODM-K,
che ha ottenuto circa mezzo milione di voti e 16 determinanti
seggi parlamentari. Kalonzo, di etnia
kamba, è quello che comunque vadano le cose…
cadrà comunque in piedi! Molto probabile, a prescindere
dagli eventi violenti che hanno caratterizzato il post elezioni,
che si ritroverà a fare il vice-presidente, ora o più
tardi. Inoltre, data la sua etnia, è probabile che Kalonzo
abbia un progetto di lungo termine, e cioè di presentarsi
alla presidenza nel 2012 con una coalizione intra-etnica
che riconosca in lui il pacificatore della complessità
sociologica keniana. Difatti, già da ora, i 16 parlamentari
dell’Odm-K saranno indispensabili per la formazione di qualunque
maggioranza parlamentare.
Nairobi, 5 gennaio 2008, h. 16.30
da Nairobi: Caripu
Visita a Kangemi.
Torna la calma a Nairobi, rimane la polizia per
le strade e con essa la tensione e la suspence per i
giorni che verranno. Non ho ufficio né locomozione oggi,
ma i matatu sono tornati a circolare. Prendo
il 23 e come al solito la musica è assordante e il mezzo
affollato fino all’inverosimile. Approfitto per andare a
trovare alcuni amici del luogo che ho conosciuto durante il tempo
della mia permanenza a Nairobi. Vado da Joanne
a Kangemi, una baraccopoli di Westlands,
a sua volta un quartiere residenziale di Nairobi dove risiedono
la maggioranza degli indiani (quasi tutti nativi) e degli espatriati
che lavorano in capitale. Dove, appunto, abito anch’io.
La contraddizione e l’estremismo di questa città
è proprio questa: Nairobi non è divisa in due parti,
quella ricca e quella povera. Nairobi è divisa in otto
aree, ed ognuna di esse ha la sua parte eccessivamente ricca e
la sua parte estremamente povera. E allora è così,
dalle finestre al dodicesimo piano di un ufficio pubblico o dalla
terrazza di una villa di residenti bianchi o dalla veranda del
giardino di possidenti locali, non puoi fare a meno di avere al
tuo sguardo una delle baraccopoli della città. Lamiere,
strette e fitte. Ogni baracca tre metri per tre
in cui si cucina, si mangia, si dorme, si legge, si ascolta la
radio, si parla, si ride e si piange. Joanne paga un affitto di
1500Khs al mese (circa 17 Euro) più 300Khs per l’elettricità.
Nella sua casa vivono in tre: lei, sua madre cieca e sua figlia
di sei anni che, come lei, non ha mai conosciuto il legittimo
padre. A Kangemi vivono circa 100mila persone
e la parte alta è stata totalmente bruciata e devastata
nei giorni passati. Dopo qualche giorno all’addiaccio, qualche
altro peregrinando da amici e parenti in altre zone della città,
Joanne è tornata a casa oggi. Sua madre e sua figlia sono
rimaste a Dagoretti ospiti di una cugina. L’odore,
la puzza per le strade di Kangemi, è forte, ma non è
bene dirlo e farlo notare, tanto si sa! I bagni sono comuni e
l’Aids, la tubercolosi e altre malattie spopolano tra i
residenti della baraccopoli metropolitana. Come ogni slum
di questo mondo… fango se piove, polvere al sole…
Per me la povertà non ha odore, ma mi fa tanto “rumore”.
Nairobi, 4 gennaio 2008, h. 16 .00
da Nairobi: Caripu
Diplomazia
al lavoro mentre la gente comincia ad avere fame.
Nairobi, 4 gennaio, ore 16 - Il prezzo di un pomodoro
è salito da 1 scellino a 2,5. Una cipolla da 1 a 3. La
sukuma, il cibo più comune tra i keniani, da 10
a 50. Stessa sorte per i cavoli, e così via. Raddoppia
il prezzo della benzina e triplica quello dei taxi, mentre i matatu,
i mini-bus locali gestiti da mafie vicine al partito del presidente,
continuano a non circolare. Riapre la borsa di Nairobi, dopo la
chiusura decisa ieri mattina per eccesso di ribasso dello scellino
e il rinvio delle aste su tè e caffè, cui ha fatto
seguito la riduzione dell’importazione di fiori da parte
dell’Olanda (il Kenya è il principale
produttore di rose al mondo e il terzo in generale per fiori recisi).
La Banca mondiale continua a lanciare moniti
d’allarme sugli effetti economici che la crisi porta in
Kenya e nelle fragili economie africane circostanti.
Leggi
l'articolo
Nairobi 4 gennaio 2008,
h.10
da Nairobi: Caripu
Kenya:tensione
a Nairobi, diplomazia al lavoro, ripercussioni sull'economia.
La situazione a Nairobi stamattina sembra
relativamente tranquilla ma la tensione resta comunque alta. Non
è chiaro se la manifestazione indetta
dall'Odm, l'Orange Democratic Movoment,
il partito d'opposizione che contesta il verdetto elettorale del
27 dicembre, si svolgerà. Appare evidente che i continui
rinvii siano strumentali a mantenere alta la tensione mentre la
diplomazia internazionale cerca una via d'uscita alla crisi. Oggi
l’arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace, Desmond
Tutu, incontrerà il Presidente Kibaki
mentre è in arrivo anche la vicesegretario di stato Americano,
Jendayi Frazer, che incontrerà entrambi i leaders.
La Banca Mondiale intanto esprime forti preoccupazioni
per le conseguenze che la crisi politica avrà sull'intero
sistema economico del paese. La borsa di Nairobi
perde questa mattina il 5%; continua la discesa dello scellino
e sono state rinviate le aste del tè e del caffè.
Pesanti ripercussioni anche sulle esportazioni di fiori, di cui
il Kenya è il terzo paese produttore al mondo. Forte impatto
negativo anche per il settore turistico, che rappresenta più
del 10% del Pil nazionale. Gli operatori della costa, tra cui
molti italiani, hanno dichiarato che se il flusso turistico non
riprenderà saranno costretti a licenziare centinaia di
dipendenti. Intanto, i tour operators cancellano
i viaggi e rimborsano i clienti. Ieri sera un volo da Milano-Malpensa
diretto a Mombasa è partito completamente vuoto. Il governo
keniano, intanto, annuncia di aver stanziato 500milioni di Ksh
per assistere i cittadini affetti dalle violenze di questi giorni.
La Commissione Elettorale del Kenya (ECK), come previsto a termini
di legge, ha oggi proceduto a “gazzettare” i risultati
delle elezioni del 27 dicembre. Il Procuratore Generale di Stato
è intervenuto nel contenzioso politico suggerendo cinque
punti per mettere fine alle violenze e uscire dallo stallo.
Kenya, Nairobi, 3 gennaio
2008 h.20.00
da Nairobi: Caripu
Calma relativa durante la giornata, ma con
la notte sono ricominciate le violenze nelle baraccopoli di Nairobi,
in particolare a Mathare, dove molto attivi sono
i mungiki, una setta che richiama ad un ritorno
alla religione ancestrale. La setta, formatasi negli anni ’90
in opposizione al regime di Moi e composta prevalentemente
da kikuyu, è stata dichiarata fuorilegge nel 2002. Costante
e violento è l’attrito e l’aperto conflitto
con la polizia, che ha causato centinaia di morti negli ultimi
anni. Difatti, però, l’establishment politico
keniano, a seconda delle contingenze, non esita a coprire e foraggiare
i mungiki per demandare azioni criminali indirizzate
ai danni di propri rivali. Oggi sono quattro i morti accertati:
tre sono stati uccisi dalla polizia a Migori
(Nyanza province) mentre saccheggiavano scorte di maize;
un altro è morto folgorato a Nairobi (Mathare)
per un proiettile sparato dalla polizia e finito sui cavi elettrici.
UE e USA chiedono la ripresa
del dialogo e auspicano un governo di unità nazionale.
Kibaki parla alla nazione e si dice aperto al
dialogo una volta che saranno cessate le violenze. Ripercussioni
della crisi su Ruanda, Uganda
e Burundi che razionano la benzina e altri generi
che normalmente arrivano dal porto di Mombasa. Amnesty
International chiede un'inchiesta internazionale sui
morti, lo stesso fanno le Chiese. La Banca Mondiale
parla di crescita economica a rischio. 196 italiani sono rientrati
con un charter, altri seguiranno. Giovanna Melandri,
Bobo Craxi, Chicco Testa e Giovanni
Minoli sono ancora in vacanza a Malindi,
ma nessun problema e nessun rischio per loro, dato che le violenze
non hanno affatto coinvolto la costa, eccezion fatta per sporadici
incidenti avvenuti a Mombasa. Intanto, arriva ora la notizia della
rettifica della data di convocazione della manifestazione dell’opposizione
che sarebbe ora prevista per sabato, dopodomani, e non più
martedì, come invece era stato proclamato in giornata.
Kenya, Nairobi, 3 gennaio 2008
ore 13.30
da Nairobi: Caripu
“Save our beloved country”
titolavano encomiabilmente all’unisono tutti i principali
quotidiani keniani usciti sta mattina.
Lo shock provocato
dalla chiesa bruciata ieri ad Eldoret, nel cui
rogo hanno perso la vita una cinquantina di persone che vi avevano
trovato rifugio, e i forti timori per la manifestazione "non
autorizzata" indetta per oggi dall'Odm, rendono assolutamente
encomiabile tale iniziativa editoriale. L’Arcivescovo e
Premio Nobel sudafricano Desmond Tutu è
arrivato a Nairobi ed ha già incontrato Odinga,
leader dell’ODM.
Situazione di calma relativa nello slum di Kibera da
dove sono appena rientrato. Un migliaio di manifestanti vorrebbero
mettersi in marcia verso Uhuru Park per la manifestazione
lanciata dall’opposizione. La polizia si limita a fare da
tappo sullo stradone d’uscita della baraccopoli; lancia
lacrimogeni e accenna a cariche che non producono scontri ogni
volta che i dimostranti avanzano verso il cordone di sicurezza.
Appare evidente che nessuno per il momento voglia scontri. La
diplomazia è al lavoro.
Gli slogan più diffusi sono: “No
Raila No Peace”, “Kibaki go home”, “Kibaki
raped our vote”.
Bloccate le strade, dalla polizia o da manifestanti, per gli aeroporti
di Nairobi e Mombasa.
Ieri Odinga ha dichiarato volontà di avere
mediatori internazionali e disponibilità ad un governo
di transizione che duri al massimo tre mesi e porti a nuove elezioni
gestite da un organo che non sia la Commissione Elettorale Keniana
(ECK).
Ieri il Presidente dell’ECK, Samuel Kuivutu,
alla domanda “Kibaki ha vinto le elezioni?” ha risposto
con un eloquente: “Non lo so”. Ha poi aggiunto di
aver annunciato i risultati sotto forti pressioni da parte dei
soggetti interessati. Si attendono gli sviluppi della giornata.
Kenya, Nairobi,
2 gennaio 2008 ore
21.00
da Nairobi: Caripu
Kenya: tensione
e paura per la manifestazione di domani.
Sarà domani, 3 gennaio, la giornata chiave
per capire cosa succederà nei prossimi giorni in Kenya
sconvolto dalle violenze seguite il verdetto elettorale che ha
visto riconfermato il Presidente Mwai Kibaki. Ad Uhuru
Park, nel centro di Nairobi, sono attese alle 10 di domattina
un milione di persone per la manifestazione indetta dall'Odm,
Orange Democratic Movement, il partito dell'opposizione che accusa
Kibaki di brogli elettorali. Nonostante la mancata autorizzazione
del Governo, Raila Odinga, leader dell'opposizione,
ha confermato l’appuntamento di piazza che ha detto “sarà
pacifico”. I timori per possibili scontri tra manifestanti
e polizia sono fortissimi ed è opinione di molti osservatori,
di chi vive e conosce il Kenya a fondo, come della gente comune,
che domani sarà difficile mantenere l’ordine. L’atmosfera
che si respira in queste ore è molto tesa: gli animi sono
esacerbati e la gente nelle case, nei luoghi pubblici e in auto
ascolta le emittenti poche radio e l’unico canale televisivo
che continuano le trasmissioni. Tutti sperano che si apra uno
spiraglio di trattativa. Domani i negozi resteranno chiusi e alcune
aziende, come Africa On Line, uno dei provider
internet più importanti del Paese, ha comunicato ai
propri clienti che gli uffici non apriranno e ha chiesto una preghiera
per le sorti del Kenya. “La nostra non è una manifestazione
illegale” ha dichiarato oggi Odinga “perchè
abbiamo seguito la legge nel chiedere le autorizzazioni necessarie”;
“per questo - aggiunge il leader dell’opposizione
– “non ci aspettiamo nessun problema per domani, e
se succederà qualcosa la responsabilità sarà
da attribuire a Kibaki e alla polizia”.
Difatti, nel centro della capitale keniana, presidiata dalle forze
dell’ordine, la situazione fino ad oggi è rimasta
relativamente tranquilla , mentre gli scontri più accesi
si sono verificati in prevalenza nelle baraccopoli di Mathare,
Korogocho, Kibera e Kangemi. Scarseggiano
comunque i beni di prima necessità: nei supermercati non
è possibile acquistare più di 1 kg. di farina, 1
di zucchero, 1 litro di latte e 1 cassa di acqua con addetti che
all’uscita dei centri commerciali controllano le sporte
dei clienti. Problemi di approvvigionamento anche per il carburante,
benzina e gasolio, un fatto che da qui a un paio di giorni potrebbe
paralizzare anche il traffico aereo. Nel resto del paese, invece,
la violenza non si ferma, soprattutto nella Rift Valley a nord
ovest del Kenya, una provincia abitata in prevalenza dai Luo,
l’etnia di Odinga: 300 i morti accertati, 75 mila gli sfollati
nella sola area della Rift Valley; 100 mila complessivamente,
secondo i dati forniti dalla Croce Rossa keniana,
le persone in fuga verso l’Uganda e la Tanzania.
Kenya, Nairobi, 31 dicembre
2007, h. 10 .00
da Nairobi: Caripu
Kenya, Kibaki confermato
Presidente. Dichiarato lo Stato d’emergenza. E adesso cosa?
L’UE esprime seri dubbi sulla credibilità del risultato
annunciato.
Nairobi,
31 Dicembre, ore 10 - Brucia Kisumu nel nord del paese, brucia
Kissi, bruciano le province a maggioranza etnica Luo, roccaforti
di Raila Odinga, leader dell’Orange
Democratic Movement, dichiarato sconfitto dalla Commissione
Elettorale per poco più di 200mila voti, a favore
del 76enne Mwei Emilio Kibaki, alla guida del
paese dal 2002, e in Parlamento dal 1963. Fiamme e riots
ovunque nel paese. Si contano già almeno 70 morti, ma la
cifra è destinata ad aumentare e la protesta non tende
a placare. A Nairobi, caos negli slums: brucia Mathare,
brucia Korogocho, brucia Kangemi, brucia Kibiri, esplode Kibera,
la più grande baraccopoli dell’Africa orientale,
altra roccaforte Luo, dove Odinga ha conquistato il seggio parlamentare
con 59.416 voti contro i 23.919 dello sfidante del Party of
National Unity Livongo Livondo. Molti dei residenti degli
slums sono costretti a passare la notte all’addiaccio
mentre vedono bruciare le loro baracche. Joanne,
contattata nella notte, è con la madre cieca, la figlia
di sei anni, nascosta con altri residenti di Kangemi, mi risponde:
“I will just pray and wait for the dawn”.
Target della rivolta, principalmente i kikuyu
del PNU di Kibaki con i loro beni ed esercizi
commerciali. I kikuyu non stanno passivamente a guardare e reagiscono
alla violenza con la medesima brama. Le strade del centro città
sono bloccate da due giorni e Nairobi senza traffico e con una
calma assolutamente surreale si presenta paradossale. L’esercito
e la polizia in uniformi antisommossa la fanno da padroni e sembra
che lo stato di emergenza sia già in vigore. E
adesso cosa?
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