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"Orange" supporters

Centro di Nairobi - "Città fantasma"

Caripu a Kibera

Riots in town

Riots a Kibera

Polizia blocca uscita da Kibera

Manifestanti e fiamme a Mathare

Kibera slum visto dall’highway(1)

Kibera slum visto dall’highway(2)

Kibera slum visto dall’highway(3)

Baracche a Kamukunji

Ordinario passeggio di slum

Confine Kenya-Tanzania: ponte costruito da prigionieri italiani della II guerra mondiale

Mercato di Loitoktok(1)

Mercato di Loitoktok(2)

Mercato di Loitoktok(3)

Mercato di Loitoktok(4)

Spot per il Presidente Kibaki (tena=again)

Schede votate da urne ribaltate!

Amboseli National Park(1)

Amboseli National Park(2)

Amboseli National Park(3)

Amboseli National Park(4)

Santini di un cameriere keniano: Cannavaro, Lippi e Del Piero

Comizio di Kibaki

Gente e baracche a Kibera(1)

Gente e baracche a Kibera(2)

Gente e baracche a Kibera(3)

Gente e baracche a Kibera(4)

REPORTAGE DAL KENYA

Diario di una crisi (31 Dicembre 2007 - 8 Gennaio 2008)

 

Nairobi, 8 Gennaio 2008, h. 20

Last post from Nairob...bery.

 

Mentre Caripu raccoglie le sue carte, documenti e immagini e si appresta a tornare in Europa dopo due mesi di permanenza a Nairobi, Emilio Mwai Kibaki, il presidente contestato, appare ora in televisione e comincia a diramare la lista dei nuovi ministri del governo keniano. E' una mossa inaspettata e dal messaggio politico esplicito. Sicuramente le reazioni dell'opposizione saranno dure e con tutta probabilità si riaccenderanno focolai di scontro aperto. La decisione di Kibaki sembra alquanto inopportuna, a fronte dell'arrivo in Kenya in veste di mediatore del presidente dell'Unione Africana, John Kuffour, atterrato da poche ore al Jomo Nenyatta international airport, e dell'invito rivolto ad Odinga per incontrarsi venerdì 11 gennaio. Il diario si interrompe qui e Caripu vi ringrazia per averlo seguito in questi intensi e tristi giorni per la crisi keniana e per la democrazia in Africa.


Nairobi, 8 Gennaio 2008, h. 18

Venerdì 11 gennaio previsto incontro tra Kibaki e Odinga
Convocato il Parlamento per il 15 Gennaio.

Prende consistenza la notizia che i morti dovuti alle violenze post-elezioni siano oltre 1000.

 

Dopo essersi compiaciuto con il leader dell’ODM (per bocca del portavoce governativo Alfred Mutua) per aver cancellato la manifestazione di protesta prevista per oggi, Kibaki ha invitato Odinga ad un incontro per il prossimo 11 gennaio alle 14.30 presso la State House. Argomenti di discussione in agenda riguarderanno pacificazione, riconciliazione nazionale e, eventualmente, un governo di larghe intese che possa portare il paese fuori dalla crisi e dalla spirale di violenze degli ultimi dieci giorni. Odinga ci tiene ad affermare che condizione indispensabile per avviare serie negoziazioni sia accettare i mediatori internazionali, mentre continua a ribadire che Kibaki ha perso le elezioni del 27 dicembre. La mediazione sarebbe affidata, a questo punto, al Presidente di turno dell’Unione Africana, il ghanese John Kufour (arriva stasera in Kenya) che potrà avvalersi del sostegno di tre altri illustri ex Presidenti africani: Joachim Chissano del Mozambico, Kenneth Kaunda dello Zambia e Benjamin Mkapa della Tanzania.
All’incontro previsto per venerdì 11, oltre ai due leaders politici, presenzieranno anche alti prelati keniani, notoriamente molto influenti nelle vicende e nella vita politica del paese. Intanto, Kibaki, ha anche proceduto a convocare la prima seduta della decima legislatura del Parlamento, fissata per il prossimo 15 gennaio. Vale la pena uno sguardo ai numeri delle forze politiche che comporranno la nuova assise nazionale. Il primo importante appuntamento riguarda l’elezione del nuovo speaker per cui è richiesta una maggioranza qualificata di due terzi per le prime due votazioni e la maggioranza assoluta a partire dalla terza votazione.

Il Parlamento del Kenya è composto di 210 membri eletti dal popolo più 12 che vengono nominati su base proporzionale rispetto al numero di parlamentari eletti da ogni singolo partito. In 3 circoscrizioni le elezioni sono state cancellate e dovranno essere ripetute. Il numero totale dei componenti dell’assemblea è quindi per il momento di 219 membri.

· L’ODM di Odinga può contare su 108 seggi -99 eletti “puri” più 3 di un partito affiliato e altri 6 che dovrà nominare.
· Il PNU di Kibaki ha 83 seggi – 43 eletti più 35 dei numerosi partiti affiliati e 5 da nominare
· L’ODM-K di Kalonzo si è assicurato 17 seggi – 16 eletti più uno da nominare.
· Rimangono 11 parlamentari indipendenti che quindi, al pari della truppa di Kalonzo, sono determinanti per la formazione di qualsiasi maggioranza parlamentare.

Il mercato è aperto!

Ieri sera, infine, a conclusione del giro di incontri avuti con i principali leaders politci keniani, la vice-segretario di Stato degli USA, Jendayi Frazen, ha dichiarato che “il risultato delle elezioni è stato manipolato”, aggiungendo in una successiva intervista, “da ambo le parti”. Proprio ora, invece, mentre mi appresto a chiudere il mio breve diario sulla crisi post-elettorale keniana, arriva notizia della telefonata di Barack Obama, di origini keniane da parte di padre, e di etnia Luo, al leader dell’opposizione Raila Odinga.

 

Nairobi, 7 gennaio 2008, h. 20

Di ritorno dai campi sfollati.

Sono in tanti, più di duemila, alle ore di distribuzione del rancio. Solo donne, bambini e adolescenti nel resto delle ore del giorno. C'è la musica e un deejay nel prato del Nairobi International Trade Fair, uno stadio alla periferia di Nairobi allestito a campo di accoglienza per gli sfollati di alcune baraccopoli della città . In molti ballano, qualcuno cammina, gioca a pallone, mentre alcuni bambini rincorrono con destrezza e maestria coperchi di plastica di secchi di vernice che fanno rotolare sul prato con un pezzo di filo di ferro uncinato. E poi ci siamo noi: giornalisti, religiosi, operatori umanitari e osservatori curiosi e indignati come me. Questa la fotografia dei quattro campi allestiti per gli sfollati di Nairobi e dintorni mentre la crisi umanitaria è ancor più acuta nelle province dell' Ovest del Kenya. Gli sfollati di questo stadio vengono prevalentemente da Dagoretti, Libera, Wathika e altre aree rurali nell' hinterland della capitale. Sono di diverse etnie ma sono tutti accomunati dall' essere vittime innocenti di un conflitto che poco gli riguarda, ma tanto li usa da pretesto e li attacca. Le loro baracche sono state bruciate e se qualcuno di essi possedeva una piccola proprietà terriera o attività commerciale, non ne ha nemmeno più l'iipoteca. E' ora di cena. Gli operatori del campo dispongono la fila con ordine: prima i bambini, poi le donne e a seguire gli uomini. Una scodella con un poco di riso, un poco di sukuma e qualche patata. Una coperta per coprirsi, un metro di prato per dormire.


Nairobi, 7 gennaio 2008, h. 16 .00

Negoziazioni politiche in corso.


Odinga, il leader dell'opposizione, ha appena annunciato la cancellazione della marcia di protesta inizialmente programmata per domani. E' un buon segnale, significa che il dialogo continua e che si vogliono evitare scontri e violenze. Si parla su più tavoli e a più livelli. E' in arrivo, fra poche ore, il presidente del Ghana, e presidente di turno dell'Unione Africana, John Kufour, la cui visita era stata inizialmente cancellata per l’indisponibilità di Kibaki alla mediazione. Molte aspettative sono invece riposte nella mediazione internazionale da parte di Odinga e dell'Odm, forti anche del giudizio espresso dagli osservatori internazionali sulla poca credibilità dei risultati presidenziali annunciati. Gordon Brown, primo ministro inglese, ormai sempre più coinvolto nelle vicende keniane, spinge per il dialogo e per la mediazione dell’Unione Africana. La vice-segratario di stato americano, Jendayi Frazer, è ancora in Kenya e continua gli incontri con i leaders nazionali. Appello del Papa per il dialogo e una soluzione rapida e pacifica della crisi. Fonti della polizia parlano di almeno 600 morti nelle violenze che ci sono state fino ad ora. Almeno 400mila gli sfollati interni con più di 5000 keniani che hanno trovato rifugio in Uganda e, in numero assai minore, in Tanzania. A Kisumu e Eldoret, le due città epicentro delle più accanite violenze, è tornata la calma. Molto di ciò che resta delle due città… è cenere. Si contano i danni, i morti e i feriti. Gli ospedali sono pieni e le condizioni igieniche dei residenti molto precarie. Ancora incertezza per i giorni a venire, restano i timori per una nuova escalation di violenze. UNHCR, UNICEF, PAM e Croce Rossa hanno cominciato a distribuire aiuti umanitari ad almeno 100 mila persone.

 

Nairobi, 6 gennaio 2008

La befana arriva a Nairobi: solo carbone per Odinga e kibaki.

 

Se è vero come sembri che Kibaki sia stato confermato presidente in maniera molto poco trasparente e a dir poco fraudolenta, è anche vero che Odinga tanto migliore di lui nemmeno lo è. Delle mie esperienze, ancor poche ma pur già significative, queste elezioni keniane sono state la prima volta che non sono riuscito a fondo a parteggiare emotivamente per nessuna delle due principali parti contendenti.

 

 

Nairobi, 5 gennaio 2008, h.21

Kibaki apre un governo di unità nazionale. Cosa fà Kalonzo?

 

Ieri sera Desmond Tutu ha riportato della disponibilità di Kibaki ad un governo di unità nazionale qualora l’opposizione riconosca l’autorità governante. Oggi, secco e prevedibile, è venuto il rifiuto di Odinga, il quale ribadisce come l’unica strada praticabile per uscire dalla crisi sia un governo ad interim della durata massima di tre mesi con l’obiettivo di arrivare a nuove elezioni presidenziali. L’arcivescovo sudafricano, già nobel per la pace, Desmond Tutu, prima di ripartire per il Sudafrica, ha incontrato anche Musyoka Kalonzo, candidato presidente dell’ODM-K, che ha ottenuto circa mezzo milione di voti e 16 determinanti seggi parlamentari. Kalonzo, di etnia kamba, è quello che comunque vadano le cose… cadrà comunque in piedi! Molto probabile, a prescindere dagli eventi violenti che hanno caratterizzato il post elezioni, che si ritroverà a fare il vice-presidente, ora o più tardi. Inoltre, data la sua etnia, è probabile che Kalonzo abbia un progetto di lungo termine, e cioè di presentarsi alla presidenza nel 2012 con una coalizione intra-etnica che riconosca in lui il pacificatore della complessità sociologica keniana. Difatti, già da ora, i 16 parlamentari dell’Odm-K saranno indispensabili per la formazione di qualunque maggioranza parlamentare.


Nairobi, 5 gennaio 2008, h. 16.30

Visita a Kangemi.

 

Torna la calma a Nairobi, rimane la polizia per le strade e con essa la tensione e la suspence per i giorni che verranno. Non ho ufficio né locomozione oggi, ma i matatu sono tornati a circolare. Prendo il 23 e come al solito la musica è assordante e il mezzo affollato fino all’inverosimile. Approfitto per andare a trovare alcuni amici del luogo che ho conosciuto durante il tempo della mia permanenza a Nairobi. Vado da Joanne a Kangemi, una baraccopoli di Westlands, a sua volta un quartiere residenziale di Nairobi dove risiedono la maggioranza degli indiani (quasi tutti nativi) e degli espatriati che lavorano in capitale. Dove, appunto, abito anch’io. La contraddizione e l’estremismo di questa città è proprio questa: Nairobi non è divisa in due parti, quella ricca e quella povera. Nairobi è divisa in otto aree, ed ognuna di esse ha la sua parte eccessivamente ricca e la sua parte estremamente povera. E allora è così, dalle finestre al dodicesimo piano di un ufficio pubblico o dalla terrazza di una villa di residenti bianchi o dalla veranda del giardino di possidenti locali, non puoi fare a meno di avere al tuo sguardo una delle baraccopoli della città. Lamiere, strette e fitte. Ogni baracca tre metri per tre in cui si cucina, si mangia, si dorme, si legge, si ascolta la radio, si parla, si ride e si piange. Joanne paga un affitto di 1500Khs al mese (circa 17 Euro) più 300Khs per l’elettricità. Nella sua casa vivono in tre: lei, sua madre cieca e sua figlia di sei anni che, come lei, non ha mai conosciuto il legittimo padre. A Kangemi vivono circa 100mila persone e la parte alta è stata totalmente bruciata e devastata nei giorni passati. Dopo qualche giorno all’addiaccio, qualche altro peregrinando da amici e parenti in altre zone della città, Joanne è tornata a casa oggi. Sua madre e sua figlia sono rimaste a Dagoretti ospiti di una cugina. L’odore, la puzza per le strade di Kangemi, è forte, ma non è bene dirlo e farlo notare, tanto si sa! I bagni sono comuni e l’Aids, la tubercolosi e altre malattie spopolano tra i residenti della baraccopoli metropolitana. Come ogni slum di questo mondo… fango se piove, polvere al sole…
Per me la povertà non ha odore, ma mi fa tanto “rumore”.


Nairobi, 4 gennaio 2008, h. 16 .00

Diplomazia al lavoro mentre la gente comincia ad avere fame.

 


Nairobi, 4 gennaio, ore 16 - Il prezzo di un pomodoro è salito da 1 scellino a 2,5. Una cipolla da 1 a 3. La sukuma, il cibo più comune tra i keniani, da 10 a 50. Stessa sorte per i cavoli, e così via. Raddoppia il prezzo della benzina e triplica quello dei taxi, mentre i matatu, i mini-bus locali gestiti da mafie vicine al partito del presidente, continuano a non circolare. Riapre la borsa di Nairobi, dopo la chiusura decisa ieri mattina per eccesso di ribasso dello scellino e il rinvio delle aste su tè e caffè, cui ha fatto seguito la riduzione dell’importazione di fiori da parte dell’Olanda (il Kenya è il principale produttore di rose al mondo e il terzo in generale per fiori recisi). La Banca mondiale continua a lanciare moniti d’allarme sugli effetti economici che la crisi porta in Kenya e nelle fragili economie africane circostanti.

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Nairobi 4 gennaio 2008, h.10

Kenya:tensione a Nairobi, diplomazia al lavoro, ripercussioni sull'economia.

La situazione a Nairobi stamattina sembra relativamente tranquilla ma la tensione resta comunque alta. Non è chiaro se la manifestazione indetta dall'Odm, l'Orange Democratic Movoment, il partito d'opposizione che contesta il verdetto elettorale del 27 dicembre, si svolgerà. Appare evidente che i continui rinvii siano strumentali a mantenere alta la tensione mentre la diplomazia internazionale cerca una via d'uscita alla crisi. Oggi l’arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace, Desmond Tutu, incontrerà il Presidente Kibaki mentre è in arrivo anche la vicesegretario di stato Americano, Jendayi Frazer, che incontrerà entrambi i leaders. La Banca Mondiale intanto esprime forti preoccupazioni per le conseguenze che la crisi politica avrà sull'intero sistema economico del paese. La borsa di Nairobi perde questa mattina il 5%; continua la discesa dello scellino e sono state rinviate le aste del tè e del caffè. Pesanti ripercussioni anche sulle esportazioni di fiori, di cui il Kenya è il terzo paese produttore al mondo. Forte impatto negativo anche per il settore turistico, che rappresenta più del 10% del Pil nazionale. Gli operatori della costa, tra cui molti italiani, hanno dichiarato che se il flusso turistico non riprenderà saranno costretti a licenziare centinaia di dipendenti. Intanto, i tour operators cancellano i viaggi e rimborsano i clienti. Ieri sera un volo da Milano-Malpensa diretto a Mombasa è partito completamente vuoto. Il governo keniano, intanto, annuncia di aver stanziato 500milioni di Ksh per assistere i cittadini affetti dalle violenze di questi giorni. La Commissione Elettorale del Kenya (ECK), come previsto a termini di legge, ha oggi proceduto a “gazzettare” i risultati delle elezioni del 27 dicembre. Il Procuratore Generale di Stato è intervenuto nel contenzioso politico suggerendo cinque punti per mettere fine alle violenze e uscire dallo stallo.

Kenya, Nairobi, 3 gennaio 2008 h.20.00


Calma relativa durante la giornata, ma con la notte sono ricominciate le violenze nelle baraccopoli di Nairobi, in particolare a Mathare, dove molto attivi sono i mungiki, una setta che richiama ad un ritorno alla religione ancestrale. La setta, formatasi negli anni ’90 in opposizione al regime di Moi e composta prevalentemente da kikuyu, è stata dichiarata fuorilegge nel 2002. Costante e violento è l’attrito e l’aperto conflitto con la polizia, che ha causato centinaia di morti negli ultimi anni. Difatti, però, l’establishment politico keniano, a seconda delle contingenze, non esita a coprire e foraggiare i mungiki per demandare azioni criminali indirizzate ai danni di propri rivali. Oggi sono quattro i morti accertati: tre sono stati uccisi dalla polizia a Migori (Nyanza province) mentre saccheggiavano scorte di maize; un altro è morto folgorato a Nairobi (Mathare) per un proiettile sparato dalla polizia e finito sui cavi elettrici. UE e USA chiedono la ripresa del dialogo e auspicano un governo di unità nazionale. Kibaki parla alla nazione e si dice aperto al dialogo una volta che saranno cessate le violenze. Ripercussioni della crisi su Ruanda, Uganda e Burundi che razionano la benzina e altri generi che normalmente arrivano dal porto di Mombasa. Amnesty International chiede un'inchiesta internazionale sui morti, lo stesso fanno le Chiese. La Banca Mondiale parla di crescita economica a rischio. 196 italiani sono rientrati con un charter, altri seguiranno. Giovanna Melandri, Bobo Craxi, Chicco Testa e Giovanni Minoli sono ancora in vacanza a Malindi, ma nessun problema e nessun rischio per loro, dato che le violenze non hanno affatto coinvolto la costa, eccezion fatta per sporadici incidenti avvenuti a Mombasa. Intanto, arriva ora la notizia della rettifica della data di convocazione della manifestazione dell’opposizione che sarebbe ora prevista per sabato, dopodomani, e non più martedì, come invece era stato proclamato in giornata.



Kenya, Nairobi, 3 gennaio 2008 ore 13.30

Kenya, Nairobi, 2 gennaio 2008 ore 21.00

da Nairobi: Caripu

Kenya: tensione e paura per la manifestazione di domani.

 

Sarà domani, 3 gennaio, la giornata chiave per capire cosa succederà nei prossimi giorni in Kenya sconvolto dalle violenze seguite il verdetto elettorale che ha visto riconfermato il Presidente Mwai Kibaki. Ad Uhuru Park, nel centro di Nairobi, sono attese alle 10 di domattina un milione di persone per la manifestazione indetta dall'Odm, Orange Democratic Movement, il partito dell'opposizione che accusa Kibaki di brogli elettorali. Nonostante la mancata autorizzazione del Governo, Raila Odinga, leader dell'opposizione, ha confermato l’appuntamento di piazza che ha detto “sarà pacifico”. I timori per possibili scontri tra manifestanti e polizia sono fortissimi ed è opinione di molti osservatori, di chi vive e conosce il Kenya a fondo, come della gente comune, che domani sarà difficile mantenere l’ordine. L’atmosfera che si respira in queste ore è molto tesa: gli animi sono esacerbati e la gente nelle case, nei luoghi pubblici e in auto ascolta le emittenti poche radio e l’unico canale televisivo che continuano le trasmissioni. Tutti sperano che si apra uno spiraglio di trattativa. Domani i negozi resteranno chiusi e alcune aziende, come Africa On Line, uno dei provider internet più importanti del Paese, ha comunicato ai propri clienti che gli uffici non apriranno e ha chiesto una preghiera per le sorti del Kenya. “La nostra non è una manifestazione illegale” ha dichiarato oggi Odinga “perchè abbiamo seguito la legge nel chiedere le autorizzazioni necessarie”; “per questo - aggiunge il leader dell’opposizione – “non ci aspettiamo nessun problema per domani, e se succederà qualcosa la responsabilità sarà da attribuire a Kibaki e alla polizia”. Difatti, nel centro della capitale keniana, presidiata dalle forze dell’ordine, la situazione fino ad oggi è rimasta relativamente tranquilla , mentre gli scontri più accesi si sono verificati in prevalenza nelle baraccopoli di Mathare, Korogocho, Kibera e Kangemi. Scarseggiano comunque i beni di prima necessità: nei supermercati non è possibile acquistare più di 1 kg. di farina, 1 di zucchero, 1 litro di latte e 1 cassa di acqua con addetti che all’uscita dei centri commerciali controllano le sporte dei clienti. Problemi di approvvigionamento anche per il carburante, benzina e gasolio, un fatto che da qui a un paio di giorni potrebbe paralizzare anche il traffico aereo. Nel resto del paese, invece, la violenza non si ferma, soprattutto nella Rift Valley a nord ovest del Kenya, una provincia abitata in prevalenza dai Luo, l’etnia di Odinga: 300 i morti accertati, 75 mila gli sfollati nella sola area della Rift Valley; 100 mila complessivamente, secondo i dati forniti dalla Croce Rossa keniana, le persone in fuga verso l’Uganda e la Tanzania.

 

Kenya, Nairobi, 31 dicembre 2007, h. 10 .00

Kenya, Kibaki confermato Presidente. Dichiarato lo Stato d’emergenza. E adesso cosa?
L’UE esprime seri dubbi sulla credibilità del risultato annunciato.

 

Nairobi, 31 Dicembre, ore 10 - Brucia Kisumu nel nord del paese, brucia Kissi, bruciano le province a maggioranza etnica Luo, roccaforti di Raila Odinga, leader dell’Orange Democratic Movement, dichiarato sconfitto dalla Commissione Elettorale per poco più di 200mila voti, a favore del 76enne Mwei Emilio Kibaki, alla guida del paese dal 2002, e in Parlamento dal 1963. Fiamme e riots ovunque nel paese. Si contano già almeno 70 morti, ma la cifra è destinata ad aumentare e la protesta non tende a placare. A Nairobi, caos negli slums: brucia Mathare, brucia Korogocho, brucia Kangemi, brucia Kibiri, esplode Kibera, la più grande baraccopoli dell’Africa orientale, altra roccaforte Luo, dove Odinga ha conquistato il seggio parlamentare con 59.416 voti contro i 23.919 dello sfidante del Party of National Unity Livongo Livondo. Molti dei residenti degli slums sono costretti a passare la notte all’addiaccio mentre vedono bruciare le loro baracche. Joanne, contattata nella notte, è con la madre cieca, la figlia di sei anni, nascosta con altri residenti di Kangemi, mi risponde: “I will just pray and wait for the dawn”. Target della rivolta, principalmente i kikuyu del PNU di Kibaki con i loro beni ed esercizi commerciali. I kikuyu non stanno passivamente a guardare e reagiscono alla violenza con la medesima brama. Le strade del centro città sono bloccate da due giorni e Nairobi senza traffico e con una calma assolutamente surreale si presenta paradossale. L’esercito e la polizia in uniformi antisommossa la fanno da padroni e sembra che lo stato di emergenza sia già in vigore. E adesso cosa?

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