Nairobi, 31 dicembre 2007, h. 10 .00

Kenya, Kibaki confermato Presidente. Dichiarato lo Stato d’emergenza. E adesso cosa?
L’UE esprime seri dubbi sulla credibilità del risultato annunciato.

Nairobi, 31 Dicembre, ore 10 - Brucia Kisumu nel nord del paese, brucia Kissi, bruciano le province a maggioranza etnica Luo, roccaforti di Raila Odinga, leader dell’Orange Democratic Movement, dichiarato sconfitto dalla Commissione Elettorale per poco più di 200mila voti, a favore del 76enne Mwei Emilio Kibaki, alla guida del paese dal 2002, e in Parlamento dal 1963. Fiamme e riots ovunque nel paese. Si contano già almeno 70 morti, ma la cifra è destinata ad aumentare e la protesta non tende a placare. A Nairobi, caos negli slums: brucia Mathare, brucia Korogocho, brucia Kangemi, brucia Kibiri, esplode Kibera, il più grande slum dell’Africa orientale, altra roccaforte Luo, dove Odinga ha conquistato il seggio parlamentare con 59.416 voti contro i 23.919 dello sfidante del Party of National Unity Livongo Livondo. Molti dei residenti degli slums sono costretti a passare la notte all’addiaccio mentre vedono bruciare le loro baracche. Joanne, contattata nella notte, è con la madre cieca, la figlia di sei anni, nascosta con altri residenti di Kangemi, mi risponde, “I will just pray and wait for the dawn”. Target della rivolta, principalmente i kikuyu del PNU di Kibaki con i loro beni ed esercizi commerciali. I kikuyu non stanno passivamente a guardare e reagiscono alla violenza con la medesima brama. Le strade del centro città sono bloccate da due giorni e Nairobi senza traffico e con una calma assolutamente surreale si presenta paradossale. L’esercito e la polizia in uniformi antisommossa la fanno da padroni e sembra che lo stato di emergenza sia già in vigore. E adesso cosa? Odinga rifiuta di accettare i risultati e si proclama vincitore legittimo e morale del verdetto del popolo, e conferma il raduno per le 14 di oggi ad Uhuru Park. Nella serata di ieri, circolano voci che Odinga e Ruto siano stati arrestati per “questioning”. Si smentisce l’arresto, si dice che sia ai domiciliari guardato a vista, si attendono sviluppi, ma il governo ha indetto il divieto assoluto di raduni e il conseguente arresto e repressione di tutti coloro che dissentiranno dall’ordine.

La proclamazione del presidente si è fatta attendere tre giorni ed è arrivata ieri pomeriggio alle 18.20 locali. Gli addetti ai lavori non sono rimasti stupiti da un esito che si ventilava già dalla mattina del 28, all’indomani del voto di circa 10milioni di keniani. Alle 14 i pochi supermercati aperti erano presi d’assalto dagli abbienti residenti ed espatriati che prevedevano il verdetto. Nei carrelli colmi di riso, biscotti, latte ed altri generi, non passano indifferenti i machete acquistati nel settore gardening. Alle 18.21, gli stessi rarissimi esercizi ancora aperti nelle zone residenziali della città, chiudono le saracinesche in faccia a chi si accinge agli ultimi acquisti. Il Ministro degli Interni, immediatamente dopo l’annuncio, ha dichiarato la sospensione indeterminata di tutti i programmi televisivi e radiofonici, dove è possibile ora vedere “caroselli” indignanti e la scelta di musica jazz è per rari intenditori.

Gli Usa hanno in fretta accettato il risultato e Bush in persona si è congratulato con Kibaki. L’UE esprime dubbi sulla credibilità del verdetto e avalla l’ipotesi di serie irregolarità e brogli durante il conteggio finale: i risultati della circoscrizione di Molo, annunciati in presenza degli osservatori UE, attribuivano a Kibaki 50.145 voti, mentre la Commissione elettorale dichiarava ieri che Kibaki ha ottenuto 75.261 voti. In un’altra circoscrizione risulta che abbia votato il 115% degli iscritti al registro. Alcune voci affermano che molti dei camufflage dei risultati siano avvenuti durante il trasporto aereo delle urne e dei verbali di seggio dalle province a Nairobi. Altri arrivano ad affermare che sia semplicemente stato invertito il verdetto: i voti di Odinga annunciati per Kibaki, e viceversa. Evidente e schiacciante, risulta la differenza tra il voto parlamentare e quello presidenziale, con l’ODM che ottiene la maggioranza dei parlamentari in un paese senza primo ministro, con concentrazione di potere nelle mani del Presidente e un parlamento molto poco sovrano. Di certo c’è che il riconteggio innanzi ad osservatori e giornalisti richiesto dal leader dell’ODM, è tecnicamente impossibile, poiché molte delle urne contenenti le schede elettorali sono state aperte e distrutte con schede votate, o rivoltate, che circolavano e affollavano i pavimenti dei centri di raccolta dei voti. Gli osservatori UE riportano numerosi casi di “distruzione del voto”, come ad esempio avvenuto a Nairobi, dove le elezioni della circoscrizione di Kamukunji (109.035 iscritti al voto) sono state dichiarate nulle e da ripetere per palesi irregolarità e distruzione del voto.

E adesso cosa? Ogni scenario in questo momento è possibile, considerando anche il fatto che l’esercito, e soprattutto la polizia, non sono affatto compatti a favore del Presidente annunciato. Inoltre, vale anche la pena ricordare i trascorsi in prigione di Odinga, protagonista nel 1982 di un tentativo di colpo di stato. Ogni ora può essere decisiva per il futuro del Kenya. Intanto, quasi certo che sarà dichiarato lo stato d’emergenza, mentre c’è già coprifuoco a Kisumu, il capo della polizia si è dimesso e la strada per l’aeroporto di Mombasa è bloccata. Poi, forse, come spesso avviene in certe democrazie, dopo qualche settimana di scontri, morti e feriti, tutto tornerà alla normalità e i ricchi continueranno a diventare più ricchi e i poveri più poveri. Rimane il fatto che la volontà popolare, democraticamente espressa con entusiasmo e pazienza (per le lunghe code osservate ai seggi) il 27 dicembre da circa 10milioni di elettori keniani (circa il 60% degli aventi diritto), è già stata violata e soggiogata dagli interessi del potere.

 



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