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FRANCESCO DI PIEDIMONTE, UN MEDICO
ALLA SCUOLA DI SALERNO
di Antimo Della Valle
Professore
di medicina all’Università di Napoli, l'attività
medica di Francesco di Piedimonte è documentata tra il
1303 e il 1320, anno della sua morte. Era il medico più
famoso e prestigioso di quel tempo, la sua opera tratta di anatomia
e patologia delle malattie del cuore, dell’addome, dell’utero,
delle febbri, del calcio, della calcolosi e dei salassi in alcune
malattie infettive, specie nel vaiolo. Si è discusso molto
in passato sull’origine del famoso medico, alcuni sostenevano
che fosse nativo di Verona, confondendolo con Francesco Pindemonzio,
altri studiosi avevano collocato l’origine di Francesco
in Piemonte, mentre il traduttore del Dizionario di Medicina interna
ed esterna sosteneva che egli fosse originario di Piedimonte d’Alife,
oggi Matese.
Ma furono Salvatore De Renzi, prima, il più importante
storico della Scuola Medica di Salerno, ed il medico capuano Francesco
Garofano Venosta, dopo, a ricostruire l’attività
medica ed ipotizzare che il suo luogo di nascita fosse Piedimonte
San Germano. Salvatore De Renzi inizialmente sosteneva in Storia
della Medicina in Italia, che Franciscus de Pedemontium fosse
nativo di Piedimonte d’Alife, ma in un’opera successiva,
Storia documentata della Scuola di Salerno, ribaltava
completamente tale ipotesi poiché in base ad alcuni «documenti
esistenti da me esaminati si ricavano molti indizi che sia nato
piuttosto nella piccola terra di Piedimonte, posta nel tenimento
di Sangermano». Era chiaro il riferimento a Piedimonte San
Gemano. Il De Rienzi, dunque, nel 1857 riteneva che tutti gli
indizi che aveva ricavato dall’analisi dei registri della
Cancelleria Angioina indicavano che Maestro Francesco fosse nato
a Piedimonte San Germano anziché Piedimonte Matese. Analizzando
alcune fonti si rilevava che Francesco possedeva alcuni terreni
nel territorio di San Germano, odierna Cassino, e proprio in questa
città, nel 1319, si era sposato. Non solo. Vi era una citazione
della sua morte, avvenuta nel 1320, nei “Necrologi Cassinesi”
«regius phisicus e ducalis« ( cod.cas.47) riportato
da Gattola. Sulla base di questi indizi era logico sostenere che
il luogo di nascita di Franciscus de Pedemontium fosse Piedimonte
San Germano, ma era altrettanto logico affermarlo come ipotesi
in assenza di una documentazione in grado di confermare gli indizi
esaminati. Anche il medico Francesco Garofano Venosta in Francesco
da Piedimonte, nota che nei registri angioini, è deducibile
che Francesco sposò una donna di San Germano e sulla base
di altri forti indizi sosteneva che « dai dati e dai documenti
che abbiamo compulsati e dalle deduzioni che ne abbiamo tratte,
possiamo dire essere il Nostro di Piedimonte San Germano».
Nonostante queste ipotesi fossero supportate da importanti indizi
ricavati dall’esame dei registri della cancelleria angioina,
negli anni si è sviluppata nella pubblicistica una convinzione
opposta a quella riferita dal De Renzi e Garofano Venosta. Si
è sostenuto da più parti che Franciscus de Pedemontium,
fosse nativo di Piedimonte d’Alife, come fu ipotizzato da
Dante Marrocco, apprezzato storico del Medio Volturno. Merito
di aver cercato di stabilire l’esatta origine va ascritto
a Benedetto Sitari, in Piedimonte San Germano. Oppidum Pedemontis
et sua Villa, che ha raccolto tutti gli indizi che ragionevolmente
tendevano a dimostrare che il luogo di nascita di Maestro Francesco
fosse Piedimonte San Germano anziché Piedimonte d’Alife,
oggi Matese. Sitari ha difeso strenuamente le ipotesi formulate
da De Renzi e Garofano Venosta, aggiungendo anche molte ricerche,
soprattutto nell’Archivio di Stato di Bologna. Ha scritto
che «le meticolose ricerche hanno ancora contribuito a stabilire
che Francesco è veramente natio di Piedimonte San Germano».
In sostanza aggiungeva indizi ma non confermava mediante una documentazione
le ipotesi formulate. Non solo questo. Sitari ha tentato di costruire
una biografia del celebre medico aggiungendo che «Francesco
era al servizio di Montecassino e che il fanciullo fu inziato
agli studi e l’Abbazia di Montecassino dovette usare forza
sul giovane, attratto dall’interesse della nuova disciplina
dell’arte medica». Questa ricostruzione difetta di
riscontri documentali. Anche se l’opera di Sitari la riteniamo
di grande importanza per aver raccolto numerosi documenti e aver
sposato con fervore la causa di Francesco, giungendo alla giusta
conclusione circa il luogo di nascita, non sembra ben riuscito
il tentativo di ricostruzione della biografia del celebre medico
in assenza di un'adeguata documentazione.
Ora tra le tante fonti del periodo angioino, emerge un documento
decisivo, probabilmente sfuggito a Sitari, una fonte che ci permette
di stabilire con certezza che Francesco era nato a Piedimonte
San Germano. Il documento originale riportato nei Registri della
Cancelleria angioina, datato 1304, nel quantificare il compenso
percepito per l’esercizio della professione medica, 20 once
d’oro l’anno, riportava la dicitura Francesco di Piedimonte
presso Sangermano, odierna Cassino. Il documento non è
piu disponibile poiché è andato distrutto, dopo
l’incendio da parte dei tedeschi in ritirata nel 1943, ma
è citato da diversi autori. In un'opera poco nota e successiva
alla sua Storia Documentata della Scuola di Salerno, Salvatore
De Renzi, in Collectio Salernitana ossia documenti inediti
e trattati di medicina appartenenti alla scuola medica Salernitana,
cita questo documento trascritto da Camillo Minieri Riccio. «Ora
questi che mi contentai di chiamare indizi sono pienamente provati
e giustificati da un documento trovato dal mio egregio amico signor
Camillo Minieri-Riccio, indefesso ricercatore, il quale nei Registri
Angioni, e propriamente nel registro di Carlo II anno 1304, Lettera
A, n 133, fol.267 ha trovato Francesco di Piedimonte presso Sangermano,
professore di Medicina nello studio di Napoli col soldo di once
20 d’oro all’anno». Lo stesso documento del
1304 è citato in un manoscritto da Salvatore Garofano Venosta
ove si parla di Franciscus de Piedimonte apud S.Germano.
Sulla base di queste fonti è lecito affermare che Maestro
Francesco, professore di Medicina all’Università
di Napoli era nativo di Piedimonte san Germano.
Non è possibile, però, ricostruire la sua biografia
poiché manca la documentazione necessaria, lo stesso Salvatore
De Renzi sostiene che: «nulla sappiamo di preciso intorno
a’ fatti che riguardano la sua vita; se non che egli acquistò
molta fama, e fu fra’ medici più pregiati di quel
tempo». Ma da alcuni documenti della Cancelleria angioina,
ricostruiti dopo la distruzione degli originali effettuata dai
tedeschi in ritirata nel 1943, è possibile stabilire alcuni
elementi della sua vita e attività. Lettore di anatomia
all’Università di Bologna, nel 1302 fu chiamato da
Carlo II a Napoli e fu nominato medico regio, percepiva venti
once d’oro l’anno come compenso. Da un diploma del
1305, è possibile affermare che era medico di Roberto d’Angiò,
duca di Calabria. Con Roberto che successe al padre nel 1309 e
divenne Re di Napoli ricevette dieci once d’oro sui diritti
di San Germano e per i servizi da prestare alla corte angioina.
Nel 1314 Roberto D’Angiò concesse a Francesco la
quarta parte dei Castelli di Elice, Palata e Celenza che veniva
indicato con il titolo di Professore di scienze mediche e “familiaris
regis”. Francesco non esercitava solo la libera professione
ma si dedicava anche all’insegnamento.
Le leggi angioine impedivano l’esercizio abusivo dell’attività
medica ed attribuivano al re la facoltà di autorizzare
l’esercizio della professione con un esame da parte di un
maestro riconosciuto e autorizzato. Le “licenzia professionali”
erano controfirmate, dai Protonotari del Regno. Raffaele Calvanico
in Fonti per la storia della Medicina e della chirurgia nel
Regno di Napoli nel periodo angioino, ricava dai registri
angioini ottantasette “licenzia” in cui Maestro Francesco
esamina i candidati non solo per l’esercizio della medicina
ma anche della chirurgia.
L’Opera di Francesco da Piedimonte è un trattato
di Medicina pratica nota con il titolo di Supplementum in
secundum librum compendii secretorum medicinae Ioannis Mesues
medici celeberrimi. L’opera si presenta come un trattato
di medicina pratica, esistono diverse edizioni a stampa a
partire dalla prima realizzata a Venezia, presso Rinaldo Nimega
nel 1479. Il testo venne più volte ristampato per tutto
il Cinquecento fino alla metà del Seicento. Francesco richiamava
continuamente le dottrine salernitane e arabe, ma ricorreva continuamente
a citazioni di maestri antichi.
Ritenuta importante nell'ambito della terapeutica, poiché
ad ogni malattia seguiva una terapia, l'opera di Francesco offre
un quadro d’insieme degli elementi scientifici e di quelli
legati alla superstizione della Medicina del XIV secolo.
Il trattato di Medicina si occupava di tutte le malattie del cuore,
della cura delle pulsazioni e del tremore di cuore. Alcuni capitoli
sono dedicati alla trattazione generale dei tumori delle cause
e ai sintomi alle cure.
Un estratto del suo Supplementum fu pubblicato da Tomaso Giunta
nella prestigiosa opera De Balneis omnia quae exant apud Graecos,
Latinos, et Arabas...
Si tratta di una raccolta di più di settanta autorità
in campo medico e l'opera di Francesco di Piedimonte è
inserita accanto a quelle di Ippocrate, Galeno, Pietro d'Abano,
Gessuer, Bartolomeo Montagna. Il testo offre una vasta storia
della balneoterapia ed un'esatta descrizione di tutte le località
allora conosciute. Francesco fu allievo della Scuola Medica salernitana,
considerata la più antica istituzione medica dell’Europa
occidentale. I primi documenti risalgono all’inizio del
IX secolo. Tutti i medici e studiosi che si recavano a Salerno
permisero la diffusione della cultura greca, con la medicina araba,
siriana ed egiziana. La caratteristica principale è quello
di aver unito le conoscenze mediche orientali con quelle occidentali.
Questa scuola riuscì a raccogliere e conservare il patrimonio
delle conoscenze mediche che si era formato nella cultura greco
e romana. Il merito della scuola non i esaurì con il progresso
della medicina ma si estese al campo scientifico generale. Pur
rimanendo aperta ai contributi delle altre culture, ad esempio
quella araba, conservò sempre la sua originalità
di pensiero e di insegnamento. A Salerno si diffuse una multiforme
attività scientifica che rese la città campana uno
dei più importanti centri culturali d’Europa. Tale
primato fu reso possibile dalla strategica posizione che poneva
la città al centro del Mediterraneo, punto nodale del traffico
commerciale con l’Oriente e l’Africa.
Probabilmente Francesco risentì della cultura medica della
vicina abbazia di Montecassino, dove probabilmente diffuse gli
insegnamenti della scuola Salernitana, Costantino l’Africano,
importante maestro della Scuola Medica di Salerno, che si trasferì
presso il Monastero benedettino dove morì nel 1087.
Medico arabo, letterato di vastissima erudizione, Costantino trascorse
buona parte della vita in viaggio : Arabia, Etiopia, India, Persia.
Insegnò medicina a Salerno ,come riporta Pietro Diacono,
nel De viris illustribus, entro nell’ordine benedettino,
durante il periodo dell’abate Desiderio, e tradusse numerose
opere mediche dall’arabo e dal greco in latino. E' ricordato
per aver tradotto e introdotto nel mondo occidentale numerose
opere di medicina arabe e greche che furono i testi letti nella
scuola salernitana, la cui produzione più famosa nei secoli
fu però la raccolta di massime igienico-farmacologiche:
il Regimen sanitatis salernitanum. Quelle di Costantino Africano
furono tra le prime traduzioni che restituirono all’Occidente
la cultura classica. E' probabile che la diffusione di tali opere
all'interno dell'abbazia benedettina abbia influenzato, dopo secoli
due, la formazione del giovane Francesco di Piedimonte.
Il cronista n.5-7/ 2005 |