|
|
BOMBE
SU CAIAZZO CONFUSA CON CASSINO
Il ricercatore italoamericano
Joseph Agnone scopre negli archivi americani una fonte che testimonia
uno strano bombardamento aereo avvenuto il 27 gennaio 1944 sulla
cittadina di Caiazzo, quando il fronte di guerra si era attestato
sulla linea Gustav. Aerei americani colpirono obiettivi della
Quinta Armata, un edificio dove era attestata la 163 Signal Photografic
Company. Fu un clamoroso errore, la cittadina di Caiazzo fu confusa
con Cassino, dove nel gennaio 1944 si combatteva una dura battaglia.
di Joseph Agnone
Gennaio
1944, il fronte di guerra era fermo a Cassino, caposaldo della
linea Gustav, ultimo ostacolo prima di sfondare il sistema difensivo
tedesco, imboccare la Valle del Liri e puntare su Roma.
La Quinta armata aveva superato a fatica, con un sacrificio di
uomini e risorse, la linea del Voltuno e la linea Reinhard, detta
anche Linea d'Inverno. A Caiazzo, sulla sponda del fiume Volturno,
definita dal corrispondente del New York Times, un cumulo di macerie
di questa cittadina che un giorno era una delle più prospere
e ridenti comunità a nord del Volturno era attestata la
163ª Signal Photografic Company, Compagnia dei Segnali e
delle Comunicazioni.
Il 27 gennaio 1944 alcuni aerei bombardarono Caiazzo, colpirono
la sede della compagnia e uccisero diciasette civili, ferendo
sette militari della Quinta Armata.
Se Charles Dickens fosse vivo avrebbe di certo esclamato: “Qui
giace Caiazzo in una bella confusione!”.
In questa bella confusione sono emerse svariate opinioni circa
la nazionalità degli aerei responsabili della carneficina.
Alcuni dicono di aver visto dei caccia bombardieri tedeschi con
la svastica, altri vi hanno visto i T.38 a due fusoliere e le
osservazioni non finiscono qui. A causa di questa bella confusione
ho dovuto leggere molti libri per districare da questa confusa
matassa di opinioni la verità del bombardamento.
In quanto agli aerei, non credo che siano stati i T.38 poiché
questi in quel momento scortavano i bombardieri sui bersagli.
Penso che possano essere stati i P.47 , che vennero adoperati
in supporto alle operazioni terrestri della Quinta Armata. In
realtà gli americani bombardarono Caiazzo convinti di volare
su Cassino. Tale ipotesi è supportata da un testo che ho
ritrovato negli archivi americani: Peter Maslowski, Armed with
cameras, The American Military Photographers of World War II,
The Free Press, New York. E’ utile proporre ai lettori de
Il Cronista un brano di questo testo per comprendere la dinamica
degli avvenimenti:
Gordon Frye si era finalmente guadagnato
il meritato riposo. Fye si trovava molto distante dalla sua casa
a Rhode Island e il suo letto era un pavimento di cemento invece
che un materasso di lana, ma un pisolino del tardo pomeriggio,
in qualsiasi condizione, in questi giorni era lusso. La sua stanza
era situata al terzo piano di un edificio precedentemente adibito
a scuola, a Caiazzo, in Italia, una struttura che era stata requisita
dall'unità di Frye, la 163ª Signal Photographic Company(Spc)(La
compagnia dei segnali e delle Comunicazioni),per il suo Quartiere
Generale. Frye e il suo collega Samuel Tischler erano arrivati
il giorno precedente dalla prima linea ed erano sudici,barbuti
e pigri come i personaggi dei cartoni animati Gi Joe di Bill Mauldin.
Mentre Fye si riposava, Tischler si stava sottoponendo a pianterreno
ad uno di quegli infami tagli di capelli dei GI. Per la prima
volta dopo mesi d entrambi si stavano crogiolando nella sicurezza
della retroguardia. In frazione di secondo l'una dall'altra, Frye
e Tischer, con i sensi provati da troppe terribili esperienze
in prima linea, sentirono il rombo di aerei seguiti dai suoni
fin troppo familiari di aerei in picchiata con l'accompagnamento
musicale del fuoco delle mitragliatrici e dello scoppio di bombe.
L'addestramento militare stabiliva che durante i raid i soldati
avrebbero dovuto scappare daun edificio per timore che questo
crollasse, così Tischler a metà del taglio di capelli,
uscì scappando dalla porta. Dopo una rapida occhiata fuori
dalla sua finestra da cui poteva vedere i proettili traccianti
arroventati che passavano come lampi, Frye corse per sicurezza
giù per tre rampe di scale. Ma nessuno dei due sfuggì
completamente allo spostamento causato dalle esplosioni, che sbatterono
Tischler a terra, il quale tuttavia, oltre ad avere “la
diarrea per circa una settimana”,rimase indenne dopo questa
esperienza quasi fatale. Frye però non fu così fortunato.
Proprio nel momento in cui stava scappando dal corridoio per riversasi
in strada, una bomba esplose, colpendolo con schegge di legno,
lo sbattè contro una parete e lo scaraventò al suolo
“Questa è la mia fine”, egli pensò,
ma dopo molti sforzi si sollevò in piedi e osservando ovunque
quella devastazione e quella tragedia umana, fece ciò che
la sua missione quale soldato cameraman gli imponeva: ritornò
al terzo piano per prendere la sua macchina fotografica e fotografare
quella carneficina. Riemergendo dalle macerie dell'edificio con
in mano una cinepresa, Frye osservò che l'edificio al lato
opposto della strada era “sparito”. Poi la sua mente
si offuscò. Frye si svegliò in una stanza dell'ospedale
da campo con lo sguardo rivoltoad un soffitto scolorito. Un medico
si chinò su di lui nel suo campo visivo ed esclamò
che “sembrava colpito dall'ira di Dio”. Difatti lo
sembrò davvero. La pelle del suo viso sembrava bruciata,
entrambe le palpebre erano lacerate, la trachea aveva riportato
dei danni, il lato sinistro era paralizzato e non riusciva né
a parlare né a dire il suo numero di matricola dell'esercito
e come riuscì a capire in seguito, egli rappresentava un
caso grave di esaurimento nervoso, noto come “shock da granata”
nel gergo del primo conflitto mondiale e come “esaurimento
da battaglia”(battle fatigue) in quello del secondo conflitto
mondiale. Oltre alle cattive notizie, correva in giro, come Frye
aveva sentito, che gli aerei ameriani avevano eseguito il bombardameno.
Quella però, non era solo una voce. Il comandante della
163ma unità, il capitano Ned R. Morehouse, non aveva dubbi
sul fatto che gli aerei fossero americani, sensazione questa,
condivisa da uno dei suoi successori, Robert Lewis, il quale ricordava
che “la cosa più difficile era spiegare agli abitanti
di Caiazzo perchè alcuni dei loroantichi edifici erano
stati rasi al suolo da aerei americani”. Inoltre, egli non
riusciva nemmeno a spiegare le 17 vittime tra i civili che gli
aerei avevano lasciato dietro di loro. Harold Culbertson, il portaordini
dell'autoreparto della Compagnia, che aveva osservato gli aerei
mentre “bombardavano l'asfalto fuori dall'autoreparto”,
indicò che essi avessero confuso Caiazzo con Cassino, uno
dei punti nevralgici della Linea d'inverno e scenario di un brutale
combattimento nell'inverno 1943-44. Oltre a Frye e Tischler, altri
sette membri furono feriti ma in maniera meno grave.
Il regista Huston, nel documentario storico dal titolo “San
Pietro Infine” ha inserito il filmato del bombardamento
di Caiazzo descrivendolo come una rappresaglia della Wehrmacht
a San Pietro Infine. Nel filmato si vedono i soldati americani
che si adoperano nel tentativo di estrarre i morti dalle macerie.
Ma in realtà quest’immagine, che riprendeva il bombardamento
di Caiazzo, era stata inserita nel documentario per la propaganda.
D’altra parte la testimonianza del comandante della 163ª,
Morehouse, e quella del suo successore, comandante Robert Lewis,
non lasciano dubbi sul fatto che a bombardare Caiazzo fossero
aerei americani. In attesa di trovare riscontri nella documentazione
conservata presso gli archivi americani in grado di far luce sulla
vicenda, rimane il mistero sul motivo del bombardamento. Ma con
molta probabilità i bombardieri americani confusero Caiazzo
con Cassino, dove alla fine di gennaio del 1944, cercavano di
scardinare la linea difensiva Gustav.
Il Cronista- 1-12 - 2008
|