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L’ATTIVITA’ DELLA COMMISSIONE
CONSERVATRICE DI TERRA DI LAVORO
Eugenio Maria Beranger
Il 21 agosto viene istituita, con Regio Decreto,
la Commissione Conservatrice di Terra di Lavoro, presieduta dal
Prefetto della Provincia e composta da dodici membri, otto dei
quali eletti dalla Deputazione provinciale e quattro dal Ministero
della Pubblica istruzione su proposta presentata dal Prefetto
della Provincia. La Commissione si articola in due sezioni: la
prima dedicata alla pittura, scultura ed architettura, la seconda
all’archeologia ed all’erudizione storico-artistica.
Compito della neo-istituita Commissione sono: invitare i Sindaci
a vigilare sulla conservazione dei monumenti comunicando immediatamente
alla stessa la notizia di ritrovamenti e scavi ed a predisporre
la preparazione degli oggetti d’arte «esistenti in
edifici pubblici, sacri e profani, o che sono esposti al pubblico
in edifici privati».
Essa, inoltre, si doveva munire entro tre mesi dalla “sua
installazione” di un Regolamento interno che coordinasse
l’attività dei singoli membri ed i lavori delle adunanze,
i cui risultati dovevano essere trascritti in appositi verbali.
Solo con R. Decreto del 7 agosto 1874 l’istituzione delle
Commissioni Conservatrici sarà ufficialmente riconosciuta
ed agevolata come si afferma nel preambolo del Decreto: «vista
la necessità di provvedere nel Regno ad una maggiore conservazione
sui monumenti e sulle opere d’arte, finché non sia
sancita una Legge organica». Il compito precipuo delle Commissioni
resta quello di compilare gli elenchi dei monumenti e degli oggetti
d’arte esistenti in tutto il territorio provinciale; in
ciò i commissari potevano essere coadiuvati dai “
Delegati” da nominare« in tutti quei Comuni della
Provincia, nei quali esistono opere d’arte o monumenti di
qualche importanza, affine di avere sul luogo chi possa tenerle
informate di quanto riguarda la loro conservazione».
Tali Commissioni con Regio Decreto del 5 marzo 1876 saranno estese
a tutto il territorio nazionale. Degni di particolare attenzione
sono in questo Decreto gli articoli 2, 4 e 11. Mentre quest’ultimo
ribadisce il dovere delle Commissioni e predisporre gli elenchi
dei monumenti e degli oggetti d’arte, l’art. 2 conferisce
alle stesse il potere di suggerire al superiore Ministero interventi
di restauro, di collaborare al controllo dell’esportazione
degli oggetti artistici e soprattutto «provvederanno che
gli oggetti d’arte recentemente scoperti o già conosciuti
siano raccolti nei musei provinciali o comunali, usando ciò
dei fondi che le provincie o i comuni votino a questo fine o sieno
forniti dallo Stato».
L’art. 4, infine, prevede la nomina degli Ispettori onorari
agli scavi, previsti con il Regio Decreto del 28 marzo 1875, in
tutti quei centri che presentino un ricco patrimonio culturale
e spiccate tradizioni storico-artistiche. Gli ispettori devono
periodicamente conferite alla Commissione che, a seconda di quanto
stabilito nel decreto istitutivo, sarà composta da quattro
a otto membri, nominati per metà per decreto regio, e per
l’altra metà, dal Consiglio provinciale. L’operato
della Commissione Conservatrice di Terra di Lavoro fu degno della
massima considerazione sia alla luce delle istituzioni da essi
patrocinate ( Museo Topografico Campano con annessa Biblioteca
che già nel 1883 poteva contare ben 10.000 volumi ed opuscoli)
sia per la personalità che animarono la sua vita dal 1869
al 1896( Luigi Tosti, Giustiniano Nicolucci, Demetrio Salazaro,
Gabriella Jannelli e Giulio Minervini).
Dal 1870 al 1876 abbiamo l’opportunità di seguire
tutte le attività della Commissione attraverso la lettura
degli Atti delle singole tornate dei lavori, stampati a Caserta
presso la tipografia Nobile, ed incredibilmente troppo spesso
ignorati da coloro che si sono occupati del Lazio Meridionale
e della provincia di Caserta.
Nella successiva riunione del 12 gennaio 1870 viene approvato
il Regolamento interno ed una Circolare, indirizzata a tutti i
Sindaci della Provincia, avente come oggetto la richiesta dei
nominativi di coloro che nel passato avevano effettuato scavi
o indagini archeologiche, notizie sullo stato di conservazione
dei monumenti e degli oggetti di antichità esistenti nel
territorio comunale e l’elenco «di tutti gli oggetti
d’arte esistenti in edifici pubblici, sacri e profani, o
che sono esposti al pubblico in edifizi privati, giusta le norme
che saranno date in altra lettera». Il Minervini nella seduta
del 7 marzo leggerà una sua «proposta per la formazione
di un Museo Provinciale» che, con entusiasmo, sarà
accolta da tutti i componenti la Commissione. Quattro i punti
sui quali l’attività del Museo sarebbe dovuta ruotare:
« 1° conterrebbe il Museo tutti i monumenti ed oggetti,
di cui i municipi e i proprietari intendessero di fare spontaneamente
la cessione o il semplice deposito: e in questo secondo caso i
monumenti ed oggetti porterebbero un’iscrizione indicante
il proprietario; 2° conterrebbe i monumenti ed oggetti che
la Commissione inviterebbe i proprietari a deporre in esso Museo,
quando si riconoscesse che si trovino in condizione di andare
dispersi, ed essere disprezzati e distrutti; 3° conterrebbe
i monumenti ed oggetti che la Commissione acquistasse co’
propri fondi; 4° conterrebbe i monumenti ed oggetti provenienti
dagli scavi eseguiti per conto della medesima Commissione».
Circa la località nella quale ospitare la costituenda istituzione
vengono indicate: Capua, Caserta, e Santa Maria Capua Vetere.
Nella riunione del 2 maggio 1870 si delibera con otto voti favorevoli,
due contrari ed un’astensione, di scegliere Capua come sede
del Museo Provinciale che, il 12 settembre 1870 verrà dotato
di un apposito Regolamento. Il Museo Provinciale Campano verrà
inaugurato il 31 maggio del 1874 con un lungo ed interessante
discorso dell’abate cassinese Luigi Tosti.
Una Circolare Ministeriale del 21 luglio 1882 chiarisce quali
siano le prerogative delle Commissioni Conservatrici nei lavori
di restauro architettonico. Spetta ad essa approvare i singoli
progetti “ nei riguardi storici ed artistici” mentre
sarà cura del Genio Civile intervenire “ nei riguardi
tecnici ed amministrativi”. Dopo l’approvazione dei
due Uffici il progetto sarà presentato dalla Prefettura
al Ministero della Pubblica Istruzione per l’ulteriore esame
storico-artistico. Quest’ultimo qualora lo ritenga opportuno
potrà chiedere chiarimenti al Ministero dei Lavori Pubblici.
Il collaudo finale «sarà fatto dalle Commissioni
Conservatrici e dal Genio Civile, oppure dai Delegati speciali
del Ministero Pubblica Istruzione e di quello dei Lavori Pubblici
a seconda dell’importanza dei lavori».
La Direzione Generale alle Antichità in data 8 aprile 1980
indirizza alla Commissione Conservatrice di Terra di Lavoro «una
lunga nota riguardante gli Ispettorati degli scavi e monumenti
antichi in Terra di Lavoro. Nel generale il Ministero non si mostra
soddisfatto del sistema finora tenuto di affidarsi la tutela dei
monumenti antichi a tanti separati Ispettori, quanti sono le città
storiche e di antica origine romana nella Provincia stessa; ma
sarebbe lieto piuttosto se ad uno o più Mandamenti restasse
delegato un Ispettore solo, e questi che avesse residenza fissa
nel Capoluogo del Mandamento medesimo, prestando la loro opera
sempre gratuita e in tutti i casi e a richiesta del Ministero».
Nella pronta replica la Commissione fa notare come il sistema
finora adottato abbia sovente consentito controlli capillari con
ovvio giovamento per una corretta conservazione del patrimonio
storico-artistico della Provincia. Inoltre evidenzia il danno
derivabile all’istituzione, che, finora si è mossa
con estrema alacrità meritando ampi riconoscimenti da parte
del Ministero e di singoli studiosi italiani e stranieri, dall’esclusione
di alcuni suoi collaboratori. Conclude la stessa Commissione affermando
che gli Ispettori possono risiedere anche al di fuori del Mandamento
di loro competenza purchè, con periodicità, si rechino
nello stesso.
Nella tornata del 5 ottobre 1891 viene letta una Circolare Ministeriale
riguardante i lavori preparatori alla realizzazione del Catasto.
In essa si invitano i Commissari e gli Ispettori onorari a partecipare
alle sedute delle Commissioni censuarie comunali ed alle «operazioni
di misura dei Periti dell’amministrazione del Catasto per
constatare la esistenza degli edifizi e dei ruderi monumentali,
per fare intestare provvisoriamente al Demanio dello Stato quelli
dei quali non si possono conoscere i possessori».
Il primo aprile 1892 viene istituito accanto al Museo ed alla
Biblioteca anche l’Archivio Storico della città di
Capua affidato alla Commissione Conservatrice e, per essa, al
suo segretario Jannelli.
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