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SANT'ANSELMO D'AOSTA A VILLA
SCLAVIA (LIBERI)
di Erica Diana
(La Voce di Liberi)
Da degni Liberini, tutti sappiamo che fra pochi giorni, e precisamente
il 21 aprile, festeggeremo il patrono di Liberi, S. Anselmo D’Aosta.
La permanenza del santo Dottore nel nostro territorio è
cosa nota, ma in occasione della ricorrenza, conosceremo un po’
meglio la sua storia e il suo pensiero, servendoci della testimonianza
di qualcuno che lo ha conosciuto davvero. Si tratta del monaco
benedettino inglese Eadmero, teologo, discepolo e figliuolo spirituale
del santo d’ Aosta, di cui scrisse la vita intitolandola
De vita et conversatione Anselmi.
Da questa fonte sappiamo che Anselmo, nato ad Aosta nel 1033,
ebbe fin da ragazzo la vocazione di farsi monaco,( nonostante
l’opposizione del padre) e lo diventò all’età
di 30 anni, nel monastero benedettino di Bec, in Normandia. Dotato
di un’ intelligenza invidiabile, e di un’affabilità
incantevole, Anselmo, in breve tempo, ottenne un ascendente straordinario
nel monastero e dintorni,e i suoi meriti furono noti persino alla
corte di Londra, tanto che, dopo essere stato priore e prefetto
degli studi di Canterbury, in Inghilterra, nel 1093 ne divenne
arcivescovo. Questi furono gli anni della sua lotta contro il
sovrano Guglielmo il Rosso, il quale usava il suo potere politico
per avanzare pretese in campo ecclesiastico e per di più
si rifiutava di riconoscere la legittima elezione di papa Urbano
II. Così Anselmo decise di partire alla volta di Roma ,
in compagnia di Eadmero e di un altro monaco, Baldovino, per incontrare
il Sommo Pontefice e discutere dei problemi che attanagliavano
la chiesa. In seguito all’incontro,e per volere dello stesso
Urbano II, Anselmo raggiunse, dopo una settimana di cammino, il
monastero benedettino di San Salvatore, presso Telese, ove era
abate un suo discepolo di Bec, il quale, vedendo Anselmo stremato
dalle fatiche di quella lunga passeggiata, lo invitò a
riposarsi in una villa che il monastero di San Salvatore possedeva
sull’altipiano di Sclavia, oggi Liberi (sì, proprio
il nostro Liberi!). Racconta Eadmero che questa abitazione era
un ospizio del monastero telesino, ed era situata su una montagna
dall’aria salubre e piacevole, tanto che Anselmo esclamò:
“Hic requies mea, hic habitabo”(“Qui la mia
tranquillità, qui abiterò”).Infatti, la salubrità
dell’aria e l’amenità del sito giovarono al
Santo Dottore, il quale, ristabilitosi, completò il suo
trattato Cur Deus Homo (perché Dio si è fatto uomo),
iniziato già a Canterbury, mentre” la sua fama andò
sempre più allargandosi lì attorno, attirando al
suo affetto il cuore di tutti” e operando miracoli.
Al più famoso tra questi, dobbiamo la presenza del pozzo
di S. Anselmo, lungo la strada che collega Liberi a Villa, ed
esattamente di fronte all’ altipiano su cui sorgeva l’ospizio.
Eadmero racconta che la popolazione poteva attingere l’
acqua da un antico pozzo solo in alcune ore del giorno e in scarsa
quantità ed era angustiato dalla carenza d’acqua.
Fu allora chiesto a S. Anselmo il permesso di scavare un altro
pozzo nei pressi dell’ospizio, ed egli, approvata la proposta,
si recò personalmente sul posto indicato e diede con le
sue mani i primi colpi di piccone. Dopo pochi giorni di lavoro,
l’acqua venne fuori abbondante tra lo stupore dei presenti
e si rivelò sufficiente ai bisogni degli abitanti, tanto
che ad Anselmo, tornato a Canterbury, gli giungevano ancora notizie
non solo di quell’ inesauribile acqua, ma anche degli effetti
miracolosi che aveva sugli infermi che la bevevano.
In quel periodo, Ruggero, duca delle Puglie, aveva assediato Capua
e, aveva espresso il desiderio di incontrare Anselmo, il quale
vi si recò, accolto con onore e vi rimase ad attendere
il passaggio di papa Urbano II diretto al concilio di Bari. Anselmo
chiese al Pontefice di esaudire un suo desiderio, cioè
esonerarlo dalla carica arcivescovile e permettergli di ritirarsi
in un monastero per potersi dedicare alla preghiera e alla stesura
di nuove opere, ma il papa non acconsentì, e per di più
volle che Anselmo lo accompagnasse, come suo teologo, al concilio
che ci sarebbe stato nell’ottobre del 1098 a Bari. Con la
partenza di Urbano II da Capua, terminò anche il soggiorno
di S. Anselmo in queste nostre contrade: il Santo ritornò
in Inghilterra dove visse fino al 1109, anno della morte.
Ed è così che il nostro paese ha avuto l’onore
di entrare a far parte della vita di un grande personaggio dell’
XI secolo, insigne dottore della Chiesa, e motivo di vanto per
noi, in quanto nostro protettore
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