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Alatri, In viaggio con il mio violino. L’autobiografia di Stéphane Grappelli tradotta in italiano

Redazione

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Ancora oggi, quando si parla di violino jazz, c’è solo un grande nome: Stéphane Grappelli.
Una vita durata quasi un secolo, tutta dentro il Novecento, un’infanzia sofferta, due guerre mondiali, l’incontro con Django Reinhardt, l’Hot Club de France, insomma una vita da leggenda che ancora – ma forse soprattutto – oggi affascina e appassiona, per la sua grande umanità, professionalità, tenacia, resilienza e grande senso dell’umorismo.

“Bastavano poche note strascicate del suo prezioso Guadagnini d’annata, per sprigionare una gioia di vivere d’altri tempi, con sentimento e brio dolcissimi” – scrisse il critico musicale Giacomo Pelliccioni all’indomani della sua morte nel 1997 – “Ma la nostalgia non era quasi mai svenevole e sciropposo revival. Era piuttosto frutto di una cultura tradotta in linguaggio originale, inventato insieme a Django e ricco d’ influenze esotiche, ma senza dimenticare Ravel e Debussy.”

Ecco la parola magica: traduzione. Stéphane Grappelli (1908-1997) è stato un grande uomo capace di tradurre musicalmente una cultura, di aprirsi verso l’altro, con umiltà e grande slancio, senza paure. Del resto, tradurre significa proprio capire che siamo noi quello straniero che a volte temiamo: riconoscere questa alterità che ci compone può renderci persone migliori. E Stéphane Grappelli, insieme al suo grande amico manouche Django, ha fatto questo. Con la musica.

Per questo, o meglio anche per questo, trova la sua ragion d’essere la traduzione italiana della autobiografia di Stéphane Grappelli, con il titolo In viaggio con il mio violino, un’operazione editoriale dell’Associazione Gottifredo di Alatri (FR) e Ottotipi, raffinata casa editrice specializzata in libri di storia e critica musicale.

L’autobiografia, pubblicata in Francia nel 1992 con il titolo Mon violon pour tout bagage, è un memoir appassionante dove alla voce narrante di Stéphane si mescolano le voci dei tanti protagonisti della scena mondiale della musica. Grappelli fa un esame geografico dell’esperienza storica, di vita e di musica, con molta eleganza e un tocco straordinario di tenerezza, una lettura a ritroso di una vita da leggenda. Orfano di madre a quattro anni; un padre, un hippie ante litteram, scappato dall’Italia senza mai spiegare il perché; la vita di ragazzo di strada nella Parigi descritta da Émile Zola, quella delle foto di Robert Doisneau e di Emile Savitry; l’incontro con Django; l’Hot Club de France; le delusioni; le guerre; gli incontri; la voglia di imparare sempre; e un grande smisurato amore per il suo violino – emblema, oltre che permanente tentativo di riscatto – e la continua ricerca delle sue radici.

Le rintraccia ad Alatri, una cittadina del Lazio meridionale. Fino alla sua morte, continuerà a visitarla, per ascoltare in silenzio il suono della lingua, il respiro delle sue origini che volle trovare “in una periferia della provincia italiana, dentro una torre che, forse per caso, porta il suo nome, pur depurato della ‘i’ finale francesizzata da un accento, spia della sua emigrazione e segno identitario, ridotto al grado zero, di un artistico vagabondaggio.”

Il progetto della traduzione dell’autobiografia del grande violinista nasce proprio dalla storia nascosta delle ceneri del grande violinista nel giardino di Palazzo Grappelli di Alatri, nasce da una Torre e da un sinforicarpo, un arbusto di bacche bianche, che custodiscono un pugno di ceneri del maestro, come scrivono nei due testi che chiudono l’edizione italiana, Tarcisio Tarquini – presidente dell’Associazione Gottifredo – e Paola Rolletta – traduttrice e curatrice dell’edizione italiana, che presto sarà in libreria grazie al contributo assicurato dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, nell’ambito del progetto Grappelli del Coworking Gottifredo.

Nel libro, un album fotografico con lo scrittoio di Stéphane colmo di pubblicazioni su Alatri e le immagini dei suoi incontri con padre Attanasio, monaco di Trisulti, e Gino Minnucci, custode delle memorie cittadine. Un digital drawing – ritratto di Grappelli, omaggio di Mario Ritarossi, impreziosisce il volume di 192 pagine.

In viaggio con il mio violino è disponibile dal 10 novembre presso l’Associazione Gottifredo. Basterà inviare la richiesta a: ass.palazzogottifredo@gmail.com
E successivamente in tutte le librerie italiane.

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