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BRIGANTE SE MORE, L’INNO MUSICALE PER IL SUD

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C’è una ballata emozionante che si è diffusa spontaneamente e racconta la ribellione della popolazione meridionale contro l’esercito piemontese. Brigante se more è diventato un inno “E mo cantammo ‘sta nova canzone/tutta la gente se l’adda ‘mpara”. E in tanti l’hanno cantata fino a diventare un inno per il Sud, un coro per migliaia di giovani appassionati di musica popolare che cantando hanno conosciuto il mondo del brigantaggio. Da più parti è stata attribuita ad un anonimo dell’Ottocento alcuni autori, senza verificare le fonti, hanno collocato questa ballata nel periodo post-unitario, altri sostenevano che i briganti dell’Ottocento l’avessero potuta cantare prima di una battaglia. E invece nulla di tutto ciò.

Composta da Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò


nel 1979, Brigante se More, era la colonna sonora dello sceneggiato televisivo della Rai L’eredità della Priora di Anton Giulio Majano, ispirato all’omonimo romanzo di Carlo Alianello. Dopo oltre trent’anni dalla sua composizione, Bennato ne racconta la storia in un bel libro Brigante Se More. Viaggio nella musica del Sud. Coniglio Editore, pp.224, 14 euro, con prefazione di Carlo D’Angiò. Bennato ripercorre il percorso creativo che lo ha condotto a scrivere questo canto , l’esigenza di comporre una musica che potesse soddisfare le esigenze televisive del regista, dell’adattamento della sceneggiatura che si ispirava al romanzo di Carlo Alianello. Ma soprattutto realizzare contenuti musicali in linea con il suo obiettivo di cantautore, dedito al recupero e all’affermazione della cultura musicale del sud come testimonianza di una cultura sopraffatta. E’ anche sorprendente come questo canto, con percorsi diversi rispetto al meccanismo discografico e ai tradizionali mezzi di diffusione di brani musicali, sia riuscito a diffondere e lanciare quei messaggi ad intere generazioni dove la storiografia ufficiale ha dimenticato.

Brigante se more, la versione originale

Il cantautore precisa che la ballata ha subito una “contraffazione”, nella diffusione sono stati alterati due versi che danneggiato la composizione da un punto di vista stilistico e nella poesia popolare rispettare “l’equilibrio stilistico” è fondamentale . Nella seconda strofa “nun ce ne fotte d’o rre Burbone/ma a terra è a nostra e nun s’adda tuccà” è stata modificata con “nuje cumbattimme p’o Rre Burbone”. Modificare questa strofa, scrive Bennato, stravolge il senso della ballata e la storia dei briganti.

“In ogni caso, e la storia ce lo racconta, i briganti combatterono con ardore spontaneo, a differenza dell’esercito regolare che avevano di fronte non combattevano per la paga né per l’obbligo di leva e la componente individualista, pur nella fedeltà a una causa dinastica, era la parte caratterizzante della loro personalità” .

Anche l’ultima strofa è stata modificata(“Omme se nasce brigante se more/ma fino all’ultimo avimma sparà/e si murimmo menate nu fiore/e na bestemmia pe sta libertà”) la parola bestemmia cambiata con preghiera, e qui viene meno la forza del messaggio che questa strofa voleva lanciare.

“Quindi,  un fiero canto di battaglia, il mio popolare canto di guerra, subisce a questo punto un attentato devastante: nel tentativo di edulcorare il testo si toglie al finale tutta la forza del messaggio, il brigante in assetto di guerra diventa un pastorello rassegnato, un timido prete di campagna che, ne caso fosse ucciso, invita i posteri alla moderazione e all’astensione da ogni sentimento di rivendicazione o vendetta”

E’ evidente che le modifiche apportate cancellano le due espressioni più forti di Brigante se More, Nun ce ne fotte e Bestemmia. Non solo questo. Il libro partendo dalla ballata è’ un viaggio nel Sud con un’analisi del brigantaggio.

L’autore racconta la ribellione della gente del sud che non riconosce, ma dedica alcune composizioni ai briganti

E’ un viaggio nel Sud che si ribella, di personaggi dimenticati: Carmine Crocco, Ninco Nanco, Michelina Di Cesare. C’è una ballata che racconta la storia di Nicola Summa di Avigliano, detto Ninco Nanco, luogotenente del brigante Carmine Crocco, che aveva continuato a combattere anche dopo il disfacimento della banda. La foto del brigante morto, conservate negli archivi piemontesi, ha ispirato a Bennato questa ballata scritta nel 2009. L’immagine di Nico Nanco colpisce il cantautore “un volto che sembra un’icona di chi muore per lanciare un messaggio ai posteri e raccontare il suo ideale e la sua fede”. Poi c’è la storia di Michelina De Cesare, la brigantessa la donna del Brigante Francesco Guerra a cui Bennato dedica una ballata inedita, Il Sorriso di Michela.

Ha ragione Bennato quando sostiene che la storia del brigantaggio postunitario è ancora da scrivere poiché “è stata taciuta o trattata con reticenza dalla storiografia ufficiale”. E lui, Bennato, il suo contributo al dibattito lo ha già dato componendo quella ballata(Brigante se more) che era una “melodia, ma anche un urlo, che risuonava ancora più netto nel silenzio di allora, e che ha sicuramente acceso un riflettore forte su quella zona di penombra della nostra storia”.

Antimo Della Valle

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