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Arte e Archeologia

GAETA, NOVE SECOLI DI FEDE

Eugenio Maria Beranger

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Celebrato il nono centenario della consacrazione della cattedrale

Il 3 febbraio 2006 hanno avuto inizio a Gaeta le celebrazioni per il nono centenario della consacrazione della Cattedrale che si concluderanno nel mese di giugno; durante questo periodo i fedeli potranno ottenere, secondo le intenzioni di papa Benedetto XIV, l’indulgenza plenaria.

La Cattedrale – attualmente dedicata a S. Erasmo, patrono della città e della Diocesi, – al momento della sua consacrazione da parte di Pasquale II (3 febbraio 1106) era dedicata all’Assunta e venne costruita nell’area di un precedente edifico di culto risalente al VII sec.: Santa Maria del Parco. Nel suo impianto originario si presentava con forme romaniche, sette navate scandite da colonne sulle quale, nel XIII sec., vennero impiantati archi a sesto acuto alti 10 metri con volte in stile gotico. Dette colonne furono, alla fine del XVIII sec., inglobate in pesanti pilastri in muratura.

L’attuale facciata fu realizzata nel 1903; l’edificio di culto subì gravi danni in seguito allo scoppio di una bomba avvenuto l’8 settembre 1943 che, tra l’altro, provocò la distruzione di una tela di Sebastiano Conca raffigurante l’Assunzione.

Accanto alla chiesa originaria era il Battistero, detto S. Giovanni in Fonte e demolito alla fine del XVI sec., mentre ora si innalza il maestoso campanile, uno dei più monumentali del Lazio, movimento da bifore e trifore, alleggerito da una serie di archetti incrociati di tradizione islamica ed impreziosito da numerosi bacini ceramici smaltati.

Nelle murature perimetrali sono inseriti reperti di età romana (in parte provenienti dal mausoleo di L. Sempronio Atratino), due sarcofagi marmorei, altrettanti bassorilievi con il pistrice che ingoia e poi rigetta Giona, ed una base calcarea con una lunga iscrizione attestante la definitiva sconfitta della colonia saracena del Garigliano (915). Essa fu opera della coalizione fortemente voluta e guidata dal papa Giovanni X ed all’interno della quale un ruolo determinante fu rivestito da Gaeta.

All’interno della Cattedrale, posizione sopra all’altare maggiore, è lo stendardo, consegnato da papa Pio V a Marco Antonio Colonna ed issato sulla nave ammiraglia pontificia nella battaglia di Lepanto (2 ottobre 1571) che, sul mare, bloccò il tentativo dei Turchi di sottomettere l’Occidente europeo.

Al ritorno nella Penisola esso fu donato dal patrizio romano alla Cattedrale di Gaeta, porto dal quale la flotta papalina aveva salpato verso il Levante. Al centro del drappo, realizzato in seta, sono dipinti il Crocifisso con ai lati gli apostoli Pietro e Paolo in origine preceduti dal motto costantiniano In hoc signo vinces attualmente, invece, posto in basso.

Prezioso è anche il candelabro pasquale (fine XIII sec) decorato con 24 soggetti legati alla vita di Cristo ed altrettanti a quella di Sant’Erasmo, santo che le fonti locali ricordano morto a Formia, sede di diocesi già nel V sec. d.C. Quest’ultimo centro romano fu gravemente devastato dai Saraceni nell’846, episodio questo di poco successivo al trasferimento del corpo del santo all’interno dell’abitato gaetano, ove fu nascosto proprio nell’area di Santa Maria del Parco proprio per sottrarlo alle temute scorrerie arabe.

Il culto di Erasmo è ben documentato in tutto il Lazio meridionale arrivando fino a Veroli come, del resto, lo è quello di S. Magno che, dal litorale pontino, si diffuse nella Valle del Liri (Colle S. Magno), a Veroli per arrivare ad Anagni ove, nella locale Cattedrale, sono, tuttora, custodite le sue spoglie.

A Gaeta, al disotto dell’altare maggiore, si apre la cripta risalente al 1600 e la cui volta fu affrescata da Giacinto Brandi, buon pittore locale. Sono qui sepolti, dal 1622, i corpi dei santi Albina, Casto, Erasmo, Euporia, Innocenzo, Marciano, Probo e Secondino; di essi, fino a 1799, erano esposte in nicchie marmoree le relative statue d’argento fuso, saccheggiate dalle truppe francesi nei giorni dell’invasione del Regno di Napoli.

Suggestivo il Museo Diocesano, inaugurato nel 1956, ove sono custodite una significativa raccolta statuaria di età romana, frammenti del pulpito e dell’ambone della Cattedrale risalenti al XIII sec., importanti esemplari di suppellettile sacra fra i quali emergono gli Exultet – tre rotoli membranacei (X-XII sec.) caratterizzati da miniature policrome –, ventotto corali miniati di Vincenzo da Fondi (1569-1570) ed un nucleo di oggetti donati o lasciati per disposizione testamentaria da Pio IX.

Tra i quadri emerge la tavola raffigurante la Deposizione dipinta dal fiammingo Quentin Metsys (1466-1530) e fatta arrivare a Gaeta da Jacopo Vio, mercante originario del luogo. Infine, nel Museo Capitolare, degne di grande attenzione sono due testimonianze artistiche dell’XI sec.: la croce-reliquiario con il Pantocrator e la stauroteca pettorale donata alla Cattedrale dal cardinale Tommaso De Vio (1469-1530), uno dei più grandi interpreti di Tommaso d’Aquino, proveniente dal monastero di S. Giovanni a Piro nel Cilento.

Pubblicato nell’edizione cartacea, Il Cronista n.1-2/2006

 

Nato a Roma nel 1952 si è laureato con il massimo dei voti in epigrafia ed antichità latine presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza frequentando poi la scuola di perfezionamento di Archeologici classici presso l’Università di Pisa. Eugenio Maria Beranger è stato un grande studioso, rigoroso e appassionato che ha indagato e studiato con passione per 40 anni l’intero patrimonio storico-artistico demoantropologico con minuziose ricerche archivistiche. E’ stato folgorato dalla bellezza e dalla ricchezza del patrimonio storico dell’Alta Terra di Lavoro, che corrisponde a parte dell’attuale territorio del Lazio Meridionale, parte della Campania e dell’Abruzzo quando giovanissimo ha discusso la tesi di laurea sul patrimonio epigrafico dell’antica Arpinum. Studioso rigoroso poliedrico, iniziò ad occuparsi di quest’area del Lazio Meridionale nel 1974. Ha operato in numerose ricerche di superficie rivolte all’individuazione di epigrafi latine, monasteri benedettini, sorti nell’area di precedenti insediamenti o luoghi di culto italico-romani e di architetture di tipo agro-pastorale. Poi la sua indagine storico-archivistica si allarga ad altri settori:’ problematiche connesse con gli eventi naturali quali il terremoto di Sora del 1915 e l’innondazione del Liri del 1925, studio dei catasti e dei cabrei, l’approfondimento delle tradizioni popolari e trasformazioni del patrimonio edilizio tramandato dall’antichità, lo studio delle tecniche edilizie per aiutare e tutelare i centri storici, a storia del fascismo e della provincia di Frosinone. Ha dedicato grande attenzione allo studio dello sfollamento e al dramma della popolazione civile del cassinate. Ha partecipato a numerosi convegni, in cui ha trattato con rigore e inedite ricerche archivistiche temi sconosciuti ma di grande interesse. E ‘ stato protagonista nella creazione di alcuni musei e biblioteche civiche quali Arce Atina, Civitella Roveto, Cupra Marittima, Sora. Ha collaborato con i più importanti istituti scientifici, quali Accademia dei Lincei, Archivio di stato di Grosseto, Roma, Frosinone e altre istituzioni. È morto a Roma il 9 gennaio 2015.

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